Antifascismo è antinuclearismo

25.04.2026

( di Alfonso Navarra alfiononuke@gmail.com cell. 340-0736871 https://zibaldoneecopacifista.webnode.it/l/antifascismoeantinuclearismo/       --------- 

Carlo Cassola, lo scrittore partigiano fondatore nel 1978 della Lega per il disarmo unilaterale, non faceva comizi. Si sedeva al tavolo, guardava fuori dalla finestra la pineta di Marina di Cecina, e diceva le cose piano, perché le cose vere non hanno bisogno di alzare la voce. Lui metteva insieme antifascismo e antinuclearismo, e per farlo sentitamente ed efficacemente credo comincerebbe da un pomeriggio d'aprile, quando l'aria è chiara e i ragazzi escono da scuola con il quaderno sotto il braccio.

Direbbe, in questo spirito, che l'antifascismo, quello che sta dentro la nostra Costituzione, non fu soltanto sparare sui ponti di Volterra o portare un messaggio nella canna della bicicletta. Fu, prima di tutto, la scoperta che un uomo solo non vale niente se non si mette insieme agli altri, e che nessuno ha il diritto di decidere la morte di tutti. La Resistenza nacque perché qualcuno, un giorno, si accorse che il podestà poteva mandarti al confino con un tratto di penna, che il gerarca poteva farti picchiare senza processo, che un governo poteva firmare per tutti un'alleanza con Hitler e consegnarti alla guerra. Allora quei ragazzi salirono in montagna non per odio, ma perché avevano capito che la vita è una cosa fragile e che la libertà non è un'idea astratta: è poter tornare a casa la sera senza che ti prendano.

La Costituzione che ne venne fuori, Cassola la chiamava una cosa modesta e grandissima. Modesta perché scritta da uomini stanchi, con la fame ancora addosso. Grandissima perché dentro ci misero la lezione imparata: l'articolo 11, "l'Italia ripudia la guerra", non è un augurio, è una cicatrice. Vuol dire "noi ci siamo stati, nella guerra, e sappiamo che non è una soluzione, è una colpa". L'antifascismo costituzionale è tutto lì: impedire che un solo uomo, un solo partito, un solo Stato, possa disporre della vita degli altri come se fosse roba sua.

E qui, direbbe Cassola, c'entra il nucleare. Lui che negli anni Settanta lasciò i romanzi e andò in giro per l'Italia a parlare di disarmo, con quella sua voce mite che faceva arrabbiare i generali, aveva capito una cosa semplice. La bomba atomica è il fascismo portato alla perfezione tecnica. Il fascismo ti toglieva la parola, ti schedava, ti mandava al fronte. La bomba fa di più: ti toglie il futuro. Decide per tuo figlio che non è ancora nato. Un dittatore, almeno, lo puoi giustiziare e poi esporre in piazzale Loreto. Una testata trasportata dagli F35 di Ghedi o Aviano, una volta lanciata, non la richiami più indietro con un'insurrezione.

L'antifascismo e l'antinuclearismo, allora, sono lo stesso gesto con due nomi diversi. L'antifascismo dice: "Nessuno può essere padrone della mia vita". L'antinuclearismo aggiunge: "Nessuno può essere padrone della vita della specie". La Costituzione ripudia la guerra perché la guerra di oggi, quella nucleare, non ha più vincitori né vinti, ha soltanto morti. E una carta che nasce dalla Resistenza non può accettare che la minaccia di sterminio, un genocidio programmato, diventi politica estera, perché significherebbe tradire i ragazzi che morirono fucilati a Montemaggio credendo che dopo di loro sarebbe venuto un mondo dove i figli non avrebbero più avuto paura.

Cassola ancora vivo avrebbe raccontato di quando, da ragazzo, vedeva i treni carichi di soldati passare verso il fronte. Li guardava e pensava: "Chissà quanti non tornano". Oggi direbbe che, guardando uno sciame di missili ipersonici a testata multipla, non c'è neppure da chiedersi chi tornerà: puoi solo pensare: "Di questi sicuramente non torna nessuno". Per questo era antinucleare senza essere un tecnico, senza citare i kilotoni. Gli bastava l'odore dell'erba dopo la pioggia, un cane che dorme al sole, una ragazza che legge. Cose che la bomba cancella in un lampo, senza processo, senza appello, come facevano i tribunali speciali.

Così, se il 25 aprile è il giorno in cui si ricorda che gli italiani dissero no al fascismo, il disarmo è il modo di dirlo ogni giorno. Perché il fascismo non è soltanto un uomo in camicia nera. È l'idea che la forza abbia ragione, che la sicurezza stia nel terrore, che basti un ordine per cancellare un popolo. La bomba è quell'ordine scritto nel metallo, pronto da quarant'anni nelle basi, che aspetta solo una mano che tremi.

L'antifascismo, allora, se vuole essere fedele a se stesso, deve diventare antinuclearismo. Non per ideologia, ma per coerenza con quei morti che stanno nei piccoli cimiteri di montagna. Loro non sono caduti per cambiare un governo. Sono caduti perché un giorno nessuno dovesse più morire per ordine di un altro. E finché ci saranno arsenali che possono bruciare la terra in mezz'ora, quell'ordine è ancora lì, sospeso sopra le nostre teste.

Ecco, Cassola finirebbe così, senza punto esclamativo. Si alzerebbe, andrebbe alla finestra, e direbbe che fuori c'è un giorno troppo bello per sprecarlo con la paura. Che la Costituzione è stata scritta proprio per questo: perché i giorni belli non siano un caso, ma un diritto.

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A questo punto, da antifascisti antinuclearisti, se condividiamo il ragionamento sopra esposto, non possiamo mancare all'invito per il webinar organizzato dai Disarmisti esigenti domenica 26 aprile, dalle ore 16:00 alle ore 20:00, in occasione del 40esimo anniversario del disastro di Chernobyl. Il link per partecipare è la seguente URL: 

https://us06web.zoom.us/j/89796821634?pwd=Fb36vXVteJqEkJOx8xb1VNC1FdHNBh.1

Scrivete ad alfiononuke@gmail.com l'eventuale risposta alla domanda: cosa mi ricordo di quei giorni di fine aprile-maggio-giugno 1986 (ovviamente se allora ero già nata/o e bambina/o capace di pensare e conservare memoria)?😉🌈👋 

Qui sotto come esempio abbiamo il ricordo di Franca:



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