obiezioni diserzioni - appunti e materiale vario
Inserisci qui il tuo testo...
Ecco una versione del manifesto che stiamo elaborando per una nuova campagna di obiezione alla guerra ristrutturata per riflettere uno stile da disarmista esigente: un mix di radicalità nonviolenta, citazioni dotte, precisione giuridica "esigente" e quel piglio attivista che non si limita alla protesta, ma punta alla proposta concreta e alla "rottura" del consenso bellicista.
MANIFESTO
Campagna nazionale "OBIETTORI CONTRO LA GUERRA SUBITO – Comuni Disarmati e Disarmanti"
Promossa da Alfonso Navarra – Disarmisti Esigenti Sedi operative: LOC, via Mario Pichi, 1 - Milano ------ Biblioteca della Nonviolenza, via Laghetto 2 – Milano Contatti: alfiononuke@gmail.com
1. La scintilla di Capaci: la legalità che libera
Il sindaco di Capaci non ha fatto un gesto di folklore, ma un atto di sovranità costituzionale. Informando i giovani delle liste di leva sulla possibilità di dichiararsi obiettori, ha semplicemente dato voce al diritto. Non è disobbedienza civile: è obbedienza fedele all'Articolo 11. Se la difesa della Patria è un "sacro dovere" (Art. 52), la Corte Costituzionale ha già chiarito che tale difesa non coincide con il solo uso delle armi. Se Capaci "osa", i 7.904 Comuni d'Italia non hanno più scuse. La leva militare è sospesa, ma le liste esistono e il "pericolo" di richiamo aleggia nei corridoi di Bruxelles e della NATO. Dobbiamo giocare d'anticipo.
2. Guerra ibrida e "Dominio Cognitivo": riprendiamoci la testa
Oggi la guerra non si prepara solo nei bunker, ma nel cosiddetto "dominio cognitivo". I potenti vogliono colonizzare i nostri cervelli per convincerci che il 2% (o il 5%!) del PIL in armamenti sia l'unica via, che le testate B61-12 a Ghedi e Aviano siano "necessarie". È la cultura della rassegnazione. Noi rispondiamo con l'obiezione di coscienza come strumento di ecologia politica, frutto di nonviolenza poietica. Portiamo la nonviolenza nelle case con la fascia tricolore: una lettera del Sindaco che rompe l'incantesimo bellicista. È il passaggio dal "potere su" (delle élites armate) al "potere con" (della comunità disarmata).
3. Obiettivo: 100 Comuni "Esigenti" entro l'anno
Non chiediamo pacche sulle spalle, ma delibere di giunta. Ogni Comune deve dichiararsi "Ufficio Leva Informato", approvando un testo che reciti:
"In conformità al principio del ripudio della guerra, questo Comune informa i giovani iscritti nelle liste di leva che l'ordinamento riconosce l'obiezione di coscienza quale forma legittima di difesa della Patria. Ci impegniamo a promuovere i Corpi Civili di Pace e la difesa nonviolenta, sottraendo legittimità morale e politica alla mobilitazione bellica."
Puntiamo a fare di Milano, Roma e Napoli i terminali di una rete che metta in scacco la logica del modello offensivo che include Ghedi e Sigonella.
4. Metodo: il "Kit del Disarmo" dal basso
Strumenti pronti: delibera-tipo, parere legale e volantino informativo per i diciassettenni (la "Generazione Z" che i potenti vogliono carne da cannone).
Pressione capillare: ogni gruppo locale deve "marcare a uomo" il proprio Consiglio Comunale. Mozioni, presidi, lettere aperte.
L'Eresia necessaria: se cento città, in questo modo concreto, dicono "No alla guerra", il re (bellicista) è nudo. L'obiettivo è rendere la guerra un'opzione socialmente e politicamente impraticabile.
5. Il salto di qualità: verso l'Obiezione fiscale
Una volta ottenuti i Comuni Disarmati, passeremo alla fase due: la fiscalità di pace. Se lo Stato centrale investe in F-35, il Comune deve farsi scudo dei propri cittadini, promuovendo fondi per la Difesa Civile Nonviolenta. Come diceva Carlo Cassola, il fondatore della Lega per il disarmo unilaterale, si tratta di "aggiungere un posto a tavola" per la pace, togliendo la sedia ai mercanti di morte.
PUOI DIRE DI NO: LA TUA FIRMA È UN ATTO DI DIFESA
Mentre i generali parlano di ripristino della leva, noi ricordiamo che la Difesa Non Armata è un diritto riconosciuto. Cosa fare subito:
Protocolla la tua scelta: invia al Sindaco la dichiarazione di obiezione (testo sotto).
Pretendere il Servizio Civile: non come "tappabuchi" del welfare, ma come addestramento alla gestione nonviolenta dei conflitti.
Connettiti: passa in via Pichi o Laghetto e scrivici per impegnarti. La pace non è un desiderio, è un'organizzazione.
"In Italia l'obiezione di coscienza è come il semaforo di notte: i potenti pensano di poter passare col rosso tanto non c'è nessuno. Noi siamo quelli che si piazzano in mezzo all'incrocio e accendono i riflettori." (Semi-cit. Ennio Flaiano)
Alfonso Navarra Disarmisti Esigenti / Biblioteca della Nonviolenza
SCHEMA DI LETTERA AL SINDACO (Da protocollare)
Al Sindaco del Comune di ________________ Oggetto: Dichiarazione formale di obiezione di coscienza alla guerra
Il sottoscritto/a ____________________, nato a __________ il __________, richiamandosi all'Art. 11 della Costituzione e preso atto che l'Art. 2097 del Codice dell'Ordinamento Militare garantisce il diritto all'obiezione di coscienza anche in caso di ripristino della leva:
DICHIARA la propria indisponibilità all'uso delle armi e alla partecipazione a qualsivoglia evento bellico, optando sin d'ora per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
CHIEDE che la presente venga annotata agli atti dell'Ufficio Leva comunale e che il Comune si faccia parte attiva nell'informare i coetanei su tale diritto inalienabile, come già coraggiosamente fatto dal Comune di Capaci.
INVITA il Sindaco a muoversi attivamente per coordinare un fronte di Comuni che si batta per l'Albo pubblico degli obiettori a livello nazionale
Firma
______