Democrazia della Terra e Terrestrità

21.09.2025


La "Democrazia della Terra di Vandana Shiva va recepita nel suo essere complementare con la "Terrestrità" * 


considerazioni di Alfonso Navarra sviluppate con l'aiuto di Gemini.  (Tra i contributi in preparazione dell'incontro online in occasione del Petrov Day. 26 settembre 2025, Giornata ONU contro le armi nucleari. Per focalizzare la resistenza alla tendenza globale alla guerra quale priorità delle priorità. Per sottrarsi al baratro dell"'umanicidio" (il "genocidio programmato" dalla deterrenza nucleare) e per costruire, nella riconciliazione comune con la Natura, l'equilibrio vitale della "pace positiva".

Link per collegarsi su piattaforma Zoom - dalle ore 18:00 alle ore 20:00 di venerdi 26 settembre: 

https://us06web.zoom.us/j/81878655259?pwd=2XButLdb7NcHXom1ibHnuAOD0bFSoD.1


La Democrazia della Terra (Earth Democracy) è un concetto elaborato dalla filosofa, attivista ed ecofemminista indiana Vandana Shiva come alternativa radicale alle attuali strutture di potere e sociali. Secondo Shiva, queste strutture si basano sul capitalismo neoliberale, il colonialismo e la distruzione ambientale, e hanno fallito nel proteggere la biodiversità e garantire l'equità sociale. La sua visione olistica e profondamente ecologica ridefinisce il concetto di democrazia per includere i diritti intrinseci della Terra e di tutte le sue creature.

I principi fondamentali di questo pensiero, esposti in dettaglio nel suo manifesto "Earth Democracy: Justice, Sustainability and Peace" (2005), sono:

  • Riconoscimento dei diritti della Terra: La Terra non è un magazzino di risorse da sfruttare, ma un'entità vivente con diritti propri, che includono il diritto alla biodiversità, all'acqua e all'aria pulita.
  • Decentralizzazione e sovranità locale: Promuove il controllo delle comunità locali sulle proprie risorse, come semi e foreste, in opposizione al potere delle multinazionali e dei governi centralizzati.
  • Economia di sussistenza e solidarietà: Critica l'economia basata sulla crescita illimitata e propone un modello basato sulla reciprocità, che valorizza il lavoro di cura, l'agricoltura su piccola scala e la produzione per il bisogno, non per il profitto.
  • Conoscenza tradizionale e biodiversità: Valorizza il sapere dei popoli indigeni e dei contadini come essenziale per la conservazione della biodiversità, opponendosi alla brevettabilità delle forme di vita.
  • Pace e nonviolenza: Vede una stretta connessione tra la violenza contro la Terra e la violenza contro gli esseri umani, proponendo la Democrazia della Terra come un progetto di pace che mira a superare i conflitti causati dalla scarsità di risorse.

In sintesi, la Democrazia della Terra è una filosofia che mira a ristabilire un equilibrio tra l'umanità e il pianeta, riconoscendo che il nostro benessere è legato indissolubilmente a quello della Terra stessa.

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Analogie e punti di contatto con la "Terrestrità" di Alfonso Navarra (concetto elaborato con i Disarmisti esigenti per promuovere una Rete formativa ed educativa)


Il concetto di "terrestrità", elaborato nell'ambito dei Disarmisti Esigenti su impulso del coordinatore Alfonso Navarra, presenta evidenti consonanze con la Democrazia della Terra. Pur avendo radici ed enfasi diverse, i due concetti si integrano e si rafforzano a vicenda, condividendo principi chiave:

  • Critica al modello dominante: entrambe le visioni criticano la crescita senza limiti e il capitalismo neoliberale (per Navarra solo un aspetto della civiltà della potenza), e le strutture di potere centralizzate come cause della crisi ecologica e sociale. 

  • Nonviolenza e pace: La nonviolenza è un principio fondamentale. Sia per Shiva che per Navarra, la violenza contro l'ambiente e gli esseri umani è interconnessa, e la pace è vista come una condizione necessaria per un futuro vivibile.

  • Dipendenza dalla Terra: Condividono il principio che l'umanità non è la "padrona" della Terra, ma una sua parte integrante. La frase "l'Umanità appartiene alla Terra, e non viceversa" è un punto cardine in entrambi i pensieri.

  • Valorizzazione del sapere locale e sociale: Esaltano la conoscenza tradizionale e locale come baluardo contro l'omologazione imposta dai poteri centralizzati e dalle multinazionali. Non ci si appiattisce acriticamente sui diktat dello scientismo tecnocratico. La complessità caratterizza ogni problema sociale rilevante, implicante scelte di vita tutte/i gli attori sociali : quindi tali problemi non sono di competenza  degli specialismi tecnici e nemmeno del coordinamento degli specialismi tecnici. Richiedono, per essere affrontati e risolti, procedure di partecipazione democratica.

Le Distinzioni che rendono i concetti complementari

Nonostante le analogie, le due visioni nascono da esperienze diverse che ne definiscono le peculiarità e le rendono complementari.

  • Radici esperienziali: Vandana Shiva affonda le sue radici nel movimento ecofemminista e contadino indiano, ponendo un'enfasi forte sulla sovranità alimentare e la difesa della biodiversità. Alfonso Navarra, animatore e coordinatore dei Disarmisti esigenti, invece, sviluppa il suo pensiero all'interno del pacifismo e dell'antimilitarismo italiano ed internazionale, concentrandosi sul disarmo e sulla nonviolenza come strategia politica.

  • Linguaggio e prospettiva: Il linguaggio di Shiva è spesso intriso di una spiritualità ecologica che si rifà a concetti indiani, mentre Navarra usa un linguaggio più politico e storico, collegando la sua visione all'antifascismo, alle teorizzazioni del giovane Marx e al paradigma della complessità.

  • Priorità delle sfide: Per Shiva, la sfida più pressante è la tutela della biodiversità e la sovranità dei semi. Per Navarra e i Disarmisti esigenti, la sfida immediata è il disarmo nucleare (la denuclearizzazione in genere) e la pace, in quanto la guerra è considerata la massima espressione della violenza contro la Vita.

La questione del Potere

Entrambi i pensatori/attivisti all'interno dei movimenti che animano pongono la questione del potere come una dinamica di relazioni che può mirare al controllo totale.

Vandana Shiva distingue tra:

  • "Potere su" ("power over"): Il potere gerarchico e patriarcale che domina la natura e gli esseri umani, riducendo la vita a una merce.

  • "Potere con" ("power with"): Il potere della collaborazione e del rispetto reciproco, che deriva dall'essere parte della "Famiglia della Terra".

Navarra con i Disarmisti esigenti si concentra su un'espressione specifica di questo "potere su", definito come "Potenza": un potere non conservativo ma espansivo ed aggressivo, tendente ad accrescersi senza limiti. Secondo questa visione, il capitalismo e le grandi potenze tecnologiche (come il nucleare, l'intelligenza artificiale non regolamentata e la stessa ingegneria genetica) non mirano solo al profitto, ma a esercitare un controllo omogeneo sul pianeta. La "terrestrità" dei Disarmisti esigenti aggiunge una dimensione filosofica e politica che lega la critica economica a una critica più radicale del potere tecnologico.

In definitiva, Vandana Shiva e i Disarmisti esigenti propongono due visioni complementari che, pur partendo da una base comune, si differenziano per le loro priorità e il loro approccio. La prima si concentra sulla dimensione ecologica e sulla autogestione locale, mentre la seconda pone maggiore enfasi sul disarmo, il diritto internazionale e la nonviolenza come fondamenti di un'umanità unita, nel rispetto della Vita universale.

Ingegneria genetica e nucleare quali "tecnologie della potenza"

La contestazione di Vandana Shiva dell'ingegneria genetica può essere assimilata in modo profondo e coerente alla contestazione del nucleare, militare e "civile", da parte dei Disarmisti esigenti, in quanto entrambi edono queste tecnologie come manifestazioni emblematiche della dinamica che può essere definita la "Potenza". L'assimilazione si basa su una critica condivisa a un modello di potere che non cerca la coesistenza, ma il dominio e il controllo totale, sia sulla vita biologica che sull'energia al servizio della guerra.

La contestazione di Vandana Shiva dell'ingegneria genetica può essere assimilata in modo profondo e coerente alla contestazione del nucleare, in quanto entrambi gli approcci vedono queste tecnologie come manifestazioni emblematiche, appunto, della "Potenza". L'assimilazione si basa su una critica condivisa a un modello di potere che non cerca la coesistenza, ma il dominio e il controllo totale, sia sulla vita biologica che sull'energia.

L'ingegneria genetica come tecnologia della "Potenza"

Per Vandana Shiva, l'ingegneria genetica non è una semplice evoluzione agricola, ma l'espressione massima del "potere su" (power over) la vita stessa. Questa tecnologia permette di:

  1. Monopolizzare la vita: Attraverso i brevetti sui semi geneticamente modificati, le multinazionali possono esercitare un controllo monopolistico sulla catena alimentare, rendendo i contadini dipendenti da semi che non possono riprodurre. Questo nega la sovranità alimentare e la libertà delle comunità locali.

  2. Uniformare e omogeneizzare: L'ingegneria genetica riduce la biodiversità, sostituendo la ricchezza di varietà locali e tradizionali con un'unica tipologia di coltura standardizzata, vulnerabile alle malattie e alle minacce ambientali.

  3. Mercificare la vita: La vita, che per Shiva è sacra e intrinsecamente interconnessa, viene ridotta a un semplice codice genetico che può essere modificato, posseduto e venduto per profitto.

La critica di Shiva all'ingegneria genetica è, dunque, una critica a una tecnologia che incarna la logica della "Potenza": un potere centralizzato e gerarchico, tendente alla crescita senza limiti, mirante a dominare la natura, sradicando la complessità e la diversità a favore di un controllo totale e omogeneo. E questo controllo ha sempre a che fare con la guerra.

Il nucleare come tecnologia della "Potenza"

Allo stesso modo, la visione della "terrestrità" considera il nucleare (sia civile che militare) come l'espressione più estrema della "Potenza". La contestazione si basa sull'idea che il nucleare rappresenti:

  1. Un potere centralizzato e non democratico: La gestione e il controllo della tecnologia nucleare richiedono strutture di potere altamente centralizzate, militarizzate e segrete. Questo è in netto contrasto con i principi di decentralizzazione e sovranità locale che sono alla base della "Democrazia della Terra".

  2. La massima negazione della vita: L'energia nucleare, con il suo potenziale di distruzione totale (in caso di uso militare) e la produzione di scorie letali per millenni, rappresenta la negazione assoluta della vita e del futuro del pianeta. È una tecnologia che esprime il desiderio umano di un potere illimitato, incurante delle conseguenze a lungo termine.

  3. Il disaccoppiamento dalla Terra: Il nucleare è una tecnologia che tenta di "liberare" l'umanità dalla sua dipendenza dalla natura (ad esempio, dal sole o dal vento), creando un'illusione di potere assoluto e autosufficiente. 

La radice comune

Entrambe le contestazioni, quella di Shiva e quella dei Disarmisti esigenti, sono una risposta a una logica comune:

  • Rifiuto del dominio: Entrambi rifiutano la logica della dominio che vede la vita naturale come oggetto da controllare e sfruttare, piuttosto che entità "materna" da curare e con cui collaborare.

  • Critica alla centralizzazione del potere: Sia l'ingegneria genetica che il nucleare concentrano il potere decisionale e le risorse in poche mani, a scapito delle comunità e della biodiversità.

  • Il primato dell'etica sulla tecnologia: Per entrambi, la questione non è se queste tecnologie "funzionino," ma a quali fini servano e quali valori etici e relazionali con la Terra distruggano.

In conclusione, sia l'ingegneria genetica che il nucleare sono visti come l'apice di un'ideologia tecnologica e politica che cerca di esercitare un controllo totale e omogeneo sulla vita e sul pianeta, opponendosi radicalmente ai principi di interconnessione, decentralizzazione e nonviolenza che sono il cuore della "Democrazia della Terra" e della "terrestrità".

Bisogna aggiungere che l'ingegneria genetica, con le ricerche sulle nuove armi biologiche è non solo uno strumento di controllo e sfruttamento economico (il "potere su" la biodiversità), ma anche una tecnologia della "Potenza" militare, al pari del nucleare. Entrambe le tecnologie con l'uso a fini bellici, sono gestite da élite politiche e militari, lontano dal controllo democratico delle comunità.

In questo senso, la denuncia di Shiva che l'ingegneria genetica è nella "ragion di mercato", ma anche nella "ragion di Stato", anche al servizio della guerra, rafforza il legame con la visione dei Disarmisti esigenti, dimostrando che la critica a queste tecnologie non è solo una questione ecologica o sociale, ma anche e soprattutto un'opposizione alla logica della guerra e del dominio.


Appendice  VANDANA SHIVA 

Principi costitutivi di una democrazia della comunità terrena 

 1. Tutte le specie, tutti gli esseri umani e tutte le culture possiedono un valore intrinseco 

 Tutti gli esseri viventi sono soggetti dotati di intelligenza, integrità e di un'identità individuale. Non possono essere ridotti al ruolo di proprietà privata, di oggetti manipolabili, di materie prime da sfruttare o di rifiuti eliminabili. Nessun essere umano ha il diritto di possedere altre specie, altri individui, o di impadronirsi dei saperi di altre culture attraverso brevetti o altri diritti sulla proprietà intellettuale. 

 2. La comunità terrena promuove la convivenza democratica di tutte le forme di vita 

Siamo membri di un'unica famiglia terrena, uniti gli uni agli altri dalla fragile ragnatela della vita del pianeta. Pertanto è nostro dovere assumere dei comportamenti che non compromettano l'equilibrio ecologico della Terra, nonché i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l'umanità. Nessun essere umano ha il diritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, né di trattarli con crudeltà e violenza. 

 3. Le diversità biologiche e culturali devono essere difese 

 Le diversità biologiche e culturali hanno un valore intrinseco che deve essere riconosciuto. Le diversità biologiche sono fonti di ricchezza materiale e culturale che pongono le basi per la sostenibilità. Le differenze culturali sono portatrici di pace. Tutti gli esseri umani hanno il dovere di difendere tali diversità.

 4. Tutti gli esseri viventi hanno il diritto naturale di provvedere al loro sostentamento 

 Tutti i membri della comunità terrena, inclusi gli esseri umani, hanno il diritto di provvedere al loro sostentamento: hanno diritto al cibo e all'acqua, a un ambiente sicuro e pulito, alla conservazione del loro spazio ecologico. Le risorse vitali necessarie per il sostentamento non possono essere privatizzate. Il diritto al sostentamento è un diritto naturale perché equivale al diritto alla vita. È un diritto che non può essere accordato o negato da una nazione o da una multinazionale. Nessun paese e nessuna multinazionale ha il diritto di vanificare o compromettere questo genere di diritto, o di privatizzare le risorse comuni necessarie alla vita. 

 5. La democrazia della comunità terrena si fonda su economie che apportano la vita e su modelli di sviluppo democratici 

 La realizzazione di una democrazia della comunità terrena presuppone una gestione democratica dell'economia, dei piani di sviluppo che proteggano gli ecosistemi e la loro integrità, provvedano alle esigenze di base di tutti gli esseri umani e assicurino loro un ambiente di vita sostenibile. Una concezione democratica dell'economia non prevede l'esistenza di individui, specie o culture eliminabili. L'economia della comunità terrena è un'economia che apporta nutrimento alla vita. I suoi modelli sono sempre sostenibili, differenziati, pluralistici, elaborati dai membri della comunità stessa al fine di proteggere la natura e gli esseri umani e operare per il bene comune. 

 6. Le economie che apportano la vita si fondano sulle economie locali 

 Il miglior modo di provvedere con efficienza, attenzione e creatività alla conservazione delle risorse terrene e alla creazione di condizioni di vita soddisfacenti e sostenibili è quello di operare all'interno delle realtà locali. Localizzare l'economia deve diventare un imperativo ecologico e sociale. Si dovrebbero importare ed esportare soltanto i beni e i servizi che non possono essere prodotti localmente, adoperando le risorse e le conoscenze del luogo. Una democrazia della comunità terrena si fonda su delle economie locali estremamente vitali, che sostengono le economie nazionali e globali. Un'economia globale democratica non distrugge e non danneggia le economie locali, non trasforma le persone in rifiuti eliminabili. Le economie che sostengono la vita rispettano la creatività di tutti gli esseri umani e producono contesti in grado di valorizzare al massimo le diverse competenze e capacità. Le economie che apportano la vita sono differenziate e decentralizzate. 

 7. La democrazia della comunità terrena è una democrazia che tutela la vita 

 Una democrazia che tutela la vita si fonda sul rispetto democratico di ogni forma vivente e su un comportamento democratico da adottare già a partire dalla quotidianità. Ogni soggetto coinvolto ha il diritto di partecipare alle decisioni da prendere in merito al cibo, all'acqua, alla sanità e all'istruzione. Una democrazia che tutela la vita cresce dal basso verso l'alto, al pari di un albero. La democrazia della comunità terrena si fonda sulle democrazie locali, lasciando che le singole comunità costituite nel rispetto delle differenze e delle responsabilità ecologiche e sociali abbiano pieni poteri decisionali riguardo all'ambiente, alle risorse naturali, al sostentamento e al benessere dei loro membri. Il potere viene delegato ai livelli esecutivi più alti applicando il principio della sussidiarietà. La democrazia della comunità terrena si fonda sull'autoregolamentazione e sull'autogoverno. 

 8. La democrazia della comunità terrena si fonda su culture che valorizzano la vita 

 Le culture che valorizzano la vita promuovono la pace e creano degli spazi di libertà per consentire il culto di religioni diverse e l'espressione di diverse fedi e identità. Tali culture lasciano che le differenze culturali si sviluppino proprio a partire dalla nostra umanità e dai nostri comuni diritti in quanto membri della comunità terrena. 

 9. Le culture che valorizzano la vita promuovono lo sviluppo della vita stessa 

 Le culture che valorizzano la vita si fondano sul riconoscimento della dignità e sul rispetto di ogni forma di vita, degli uomini e delle donne di ogni provenienza e cultura, delle generazioni presenti e di quelle future. Sono culture ecologiche che non producono stili di vita distruttivi o improntati al consumismo, basati sulla sovrapproduzione, sullo spreco o sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Le culture che valorizzano la vita sono molteplici, ma ispirate da un comune rispetto per il vivente. Riconoscono la compresenza di identità diverse che condividono lo spazio comune della comunità locale e danno voce a un sentimento di appartenenza che correla i singoli individui alla terra e a tutte le forme di vita. 

 10. La democrazia della comunità terrena promuove un sentimento di pace e solidarietà universale 

 La democrazia della comunità terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l'impegno disinteressato, anziché separarli attraverso la competizione, il conflitto, l'odio e il terrore. In alternativa a un mondo fondato sull'avidità, sulla diseguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarietà, la giustizia e la sostenibilità.  


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