Una "ontologia" della pace? Immaginiamola radicata nella "terrestrità"...

27.01.2026

Ecco il nuovo webinar, successivo a quello del 22 gennaio, organizzato dai Disarmisti esigenti per il 30 gennaio 2026:https://www.disarmistiesigenti.org/2026/01/24/artedellapacevsartedellaguerra/

L'Arte della pace: superare la cultura del nemico e affermare la nonviolenza della "Terrestrità"

Webinar in occasione della Giornata Mondiale della Nonviolenza UNESCO Venerdì 30 gennaio 2026 | Ore 18:00 - 20:00

Link per partecipare su piattaforma Zoom:

https://us06web.zoom.us/j/82708251701?pwd=8rUeQO3ogdDsUOeXf4EKihwBSNC5SJ.1

Il 30 gennaio, anniversario del sacrificio di Mahatma Gandhi proponiamo una pausa di riflessione sul potere della nonviolenza. In questa giornata, istituita dall'UNESCO come momento di educazione alla pace, i Disarmisti esigenti propongono una considerazione audace: la pace non è un'aspirazione passiva, ma una scienza strategica.

Prendendo ispirazione dall'opera del sociologo nonviolento Alberto L'Abate, intitolata "L'Arte della pace", esploreremo il ribaltamento del classico di Sun Tzu: se l'Occidente è spesso prigioniero dello schema "amico-nemico", l'eredità di Gandhi e la saggezza orientale ci offrono le basi per una vero progetto politico disarmista, capace di elevare la nonviolenza a strategia operativa globale.

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La riunione Zoom del 30 gennaio 2026, intitolata l'Arte della pace: superare la cultura del nemico e affermare la nonviolenza della "Terrestrità", è stata un webinar dei Disarmisti Esigenti in occasione della Giornata ONU per l'Educazione alla Pace (anniversario della morte di Gandhi avvenuta nel 1948), durato dalle 17:50 alle 20:27.


Qui sotto è possibile scaricare la registrazione utilizzando lo strumento di Google Drive, valido fino al 9 febbraio 2026. 

diffusione.https://drive.google.com/file/d/1-letQjlbZpXcsBuXaXcLOJkAV2Zkxyoc/view

Ecco l'elenco dei temi principali discussi.
Campagne per il disarmo nucleare: Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, da Milano, ha introdotto la necessità di collegare, alla conferenza del riesame del Trattato di proibizione delle armi nucleari -TPNW (New York, novembre 2026), la campagna ICAN con quella per il "non primo uso" delle armi nucleari, evidenziando come la deterrenza nucleare porti logicamente alla ricerca del primo colpo.


Trattato di Proibizione TPNW: Luigi Mosca, da Parigi, ha presentato i risultati del Trattato, con 137 paesi aderenti ma nessuna potenza nucleare partecipante, sottolineando l'impasse strategico attuale. Ma anche prospettando il principio del superamento della logica del nemico per sbloccarlo.


Confronto movimenti pacifisti: Daniele Barbi, da Trier, ha comparato i movimenti tedeschi e italiani, analizzando come storia e cultura politica abbiano influenzato diversamente il loro sviluppo. La mobilitazione contro la "leva volontaria" (un ossimoro!) sta crescendo. Sono già partite le cartoline di arruolamento. L'incentivo economico si accompagna alla "clausola lotteria". Il perno dell'arruolamento non è il patriottismo, ma lo stipendio. Ai volontari vengono offerti 2.600 euro lordi al mese. Se le adesioni spontanee non raggiungeranno le quote fissate dalla Bundeswehr, scatterà l'estrazione a sorte. In questo caso, il servizio diventerà obbligatorio per i diciottenni selezionati, annullando la loro volontà iniziale. Esiste una disparità di genere rispetto agli obblighi: le donne possono ignorare o cestinare l'invito senza alcuna conseguenza. La Germania, in sostanza, sta introducendo una "leva volontaria" che di volontario ha solo il primo passo: per i giovani maschi, la risposta è un dovere e la selezione finale potrebbe dipendere dal caso, non dalla scelta.


Strategia della pace: Tonino Drago, da Pisa, già presidente del Comitato DCNAN, ha fornito una riflessione teorica approfondita, analizzando i principi strategici di Clausewitz e Sun Tzu per dimostrare come la guerra sia un evento in cui la casualità prevale su "leggi" che gli analisti presumono di poter scoprire. La guerra non è affatto la politica con altri mezzi! La forza della nonviolenza ha registrato in Italia molti importanti "maestri" ed un risultato straordinario, non adeguatamente gestito, è stata la legge sul servizio civile che ha spezzato il monopolio della difesa armata.


Potere popolare: Antonella Nappi da Milano ha sollevato questioni sulla capacità dei cittadini di superare il dominio esercitato dal Potere attraverso la comunicazione diretta. La proposta è di approfondire l'argomento in un prossimo webinar, in cui andrebbe focalizzato anche il ruolo della CNV (Paola Russo).


Prossimi passi per i Disarmisti esigenti: organizzare la delegazione e gli eventi collaterali alla conferenza ONU di New York, coordinare la serata di marzo per la raccolta fondi per la Peace Pagoda di Comiso, e tradurre e proporre documenti sul collegamento ICAN/non primo uso (NFU).

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Oltre la "Casa comune": la metafora della "Grande Foresta"

Un pilastro centrale del progetto per una società di pace è la ridefinizione del rapporto tra l'essere umano e il pianeta. La rete dei "Disarmisti esigenti" propone di superare la metafora ONU della "casa comune", spesso utilizzata in ambito internazionale e religioso, perché essa implica ancora una visione proprietaria, una separazione tra l'abitante e l'edificio. Al suo posto, viene avanzata la metafora della "Grande Foresta": l'umanità non è ospite separato della Terra, ma è come le "foglie sugli alberi" di un unico organismo planetario vivente.

Questa visione, definita "terrestrità", si basa - ben oltre la mitologia ancestrale dei popoli originari - su nuove scoperte scientifiche che confermano l'interconnessione organica di tutte le forme di vita. Se l'umanità è un elemento costitutivo di un organismo unico, la salute del singolo (o di una nazione) è indissolubile dalla salute dell'intero sistema Terra. Ne consegue che l'aggressività bellica e lo sfruttamento ambientale sono forme di auto-distruzione cellulare (un tumore!) di un unico corpo.

L'Umanità come soggetto di diritto

La terrestrità implica che l'Umanità, intesa come entità organica e intergenerazionale, debba essere riconosciuta come soggetto di diritti preminenti rispetto alla sovranità dei singoli Stati. Questi diritti includono:

  • Il diritto alla sopravvivenza della specie, minacciato dalle armi nucleari e dal collasso climatico.
  • Il diritto alla dignità e allo sviluppo felice, che si traduce nella decrescita dei beni materiali e nella crescita dei beni relazionali e culturali.
  • Il dovere di diventare "custodi della Terra", una responsabilità evolutiva che limita l'azione dei governi nazionali.

L'obbligo morale e politico non è più verso un confine nazionale, ma verso il sistema vivente interconnesso di cui facciamo parte. Questo spostamento di senso narrativo è necessario per affrontare pericoli esistenziali come il riscaldamento climatico, le pandemie, l'ingiustizia economica e la "finanziarizzazione orientata al warfare".

La gerarchia dei diritti: sopravvivenza vs. guerra

La famiglia umana universale, che è componente organica dell'unico organismo vivente "terrestre", riconosce la necessità di una Costituzione della Terra.

Nella narrazione attuale, la "sicurezza" è intesa come difesa armata dei confini statali, dotati di pretesa sovranità assoluta. Bisogna ribaltare questo paradigma attraverso la terrestrità.

  • Il diritto alla pace va considerato come precondizione: non può esserci diritto alla vita senza la messa al bando costituzionale della guerra e delle armi nucleari. La Costituzione della Terra deve sancire il disarmo universale come pilastro della legalità planetaria.

  • La Terrestrità va concepita come appartenenza: se la Terra è la "madre organica", la legge deve proteggere le funzioni vitali del pianeta. Questo trasforma il diritto ambientale da "normativa di settore" a fondamento costituzionale supremo.

 Dal Prodotto Interno Lordo (PIL) alla "Felicità relazionale"

La nostra argomentazione tocca la sfera economica. La "finanziarizzazione (sempre di più) orientata al warfare" è l'ostacolo decisivo alla cooperazione.

  • La decrescita è dignità: una Costituzione della Terra deve garantire una distribuzione equa delle risorse che permetta lo sviluppo felice. Questo significa proteggere il tempo, la cultura e le relazioni umane, ponendo fine allo sfruttamento illimitato della materia.

  • I beni comuni globali vanno salvaguardati e valorizzati: risorse come l'acqua e l'ossigeno devono essere sottratte al mercato e dichiarate "patrimonio comune dell'Umanità", gestite da istituzioni globali democratiche e partecipative.

Il dovere della custodia (responsabilità evolutiva)

Non siamo proprietari, ma beneficiari di un processo evolutivo.

  • Proteggiamo i diritti delle generazioni future: la Costituzione della Terra è il primo documento giuridico che dà voce a chi non è ancora nato. Argomentare questo significa introdurre il concetto di crimine contro il futuro, rendendo perseguibili le politiche che ipotecano la sopravvivenza dei posteri.

  • Incardiniamo l'Obiezione di Coscienza come virtù civica: la lealtà alla Terra deve superare la fedeltà alla bandiera. Il cittadino del mondo ha il dovere morale di disobbedire a ordini che distruggono l'ecosistema o l'umanità.


L'Immaginazione nonviolenta: oltre la burocrazia della guerra 

(in appendice: appunti su una "ontologia della pace")

La transizione verso una società di pace richiede innanzitutto una rottura epistemologica con il fatalismo bellico. Alberto L'Abate, il sociologo che ha promosso la prima facoltà universitaria in Italia di studi per la pace, estendendo il concetto di "immaginazione sociologica" di Charles Wright Mills, ha teorizzato l'immaginazione nonviolenta come la capacità di concepire le biografie individuali e i processi storici al di fuori della predeterminazione violenta.

In questa prospettiva, la pace non è un'aspirazione passiva o una semplice "assenza di guerra", ma una scienza strategica da pianificare e portare avanti con un rigore superiore a quello militare. La sociologia della pace si configura dunque come una sintesi tra teoria e prassi, dove la violenza è letta non come una costante antropologica, ma come il fallimento tecnico e relazionale nella gestione delle tensioni sociali.


L'"Arte della pace" (titolo di un libro di Alberto L'Abate pubblicato con il Centro Gandhi di Pisa) apprende dall'"Arte della guerra" (titolo di un libro di Sun Tsu) tre lezioni fondamentali, trasfigurandole:

  • L'eccellenza suprema: Sun Tzu insegna che "vincere senza combattere è l'apice dell'abilità". Nella sociologia della pace, questa intuizione si traduce nella capacità preventiva di risolvere il conflitto prima che esso si trasformi in distruzione fisica. La vittoria non è la sottomissione dell'altro, ma la conquista di una stabilità duratura attraverso la cooperazione.

  • L'intelligence del cuore e della verità: se per Sun Tzu è essenziale "conoscere il nemico" per manipolarlo, per la nonviolenza, ed in particolare per la "nonviolenza poietica" (Navarra e i Disarmisti esigenti) è vitale la Satyagraha (la forza della Verità): comprendere le ragioni profonde dell'altro per trovare una verità comune da sperimentare nella pratica.

  • Sostenibilità delle risorse: mentre la guerra è un processo entropico che consuma e logora il capitale sociale, la strategia della pace costruisce fiducia e infrastrutture relazionali, garantendo che le risorse collettive siano impiegate per la vita e non per l'annientamento.

    La società della guerra si regge su assunti che la ricerca scientifica contemporanea invita a confutare. Carolyn M. Wallentsteen ha identificato sei pilastri ideologici che devono essere smantellati per permettere l'emergere di un nuovo paradigma.   

    1. L'inevitabilità della violenza: la violenza è una costruzione culturale e istituzionale, dunque può essere decostruita attraverso modelli educativi basati sulla "comunità aperta".

    2. La strumentalità al potere: la violenza non genera potere reale, ma instabilità cronica; il vero potere legittimo nasce dal consenso e dalla cooperazione.

    3. La fonte del politico: in politica, la forza armata e coattiva è un sintomo di debolezza. La vera forza politica risiede nella Verità (Sat) e nella capacità di gestire le differenze senza eliminarle.

    4. La risoluzione dei conflitti: la forza armata e coattiva sopprime le manifestazioni del conflitto ma non ne risolve le cause. Solo la trasformazione nonviolenta crea soluzioni permanenti.

    5. La sovranità assoluta: l'interdipendenza planetaria e il concetto di terrestrità rendono obsoleta la sovranità statale, richiedendo un costituzionalismo globale a protezione dei beni comuni.

      La nonviolenza è dunque la via per allinearsi a questa realtà fondamentale. In questo senso, la società di pace non è un "ideale" da raggiungere, ma il riconoscimento di una verità strutturale, "fisica": siamo elementi costitutivi di un unico organismo planetario, la "Grande Foresta" dell'evoluzione naturale.

APPUNTI SU UNA "ONTOLOGIA DELLA PACE" 

Cos'è l'Ontologia

Per comprendere il concetto di ontologia della pace, è necessario partire dalla definizione filosofica del termine "ontologia" per poi applicarlo alla costruzione di una società nonviolenta.

L'ontologia è la branca della filosofia (parte della metafisica) che, per definizione, studia l'essere in quanto essere. Il termine deriva dal greco ón (ente, ciò che è) e logia (discorso, studio). In termini semplici, l'ontologia cerca di rispondere alla domanda: "Che cosa c'è realmente?" o "Qual è la natura profonda della realtà?".

Mentre altre discipline studiano aspetti specifici della realtà (la biologia studia i viventi, la fisica la materia), l'ontologia indaga le strutture fondamentali dell'esistenza e le relazioni tra le entità che compongono il mondo.

Gran parte della filosofia del Novecento e contemporanea ha messo radicalmente in discussione, e talvolta negato, l'ontologia tradizionale. Per comprendere perché si parli comunque di un'ontologia della pace, occorre distinguere tra l'ontologia "classica" (quella spesso criticata dal pensiero contemporaneo) e le nuove forme di pensiero che cercano oggi di definire l'essere.

Ecco i punti chiave di questa critica e come potrebbe inserirsi il progetto di una società di pace:

1. La critica alla "metafisica della presenza"

Pensatori come Martin Heidegger e Jacques Derrida hanno accusato l'ontologia tradizionale di essere una "metafisica della presenza". 

  • Il problema: la filosofia occidentale ha quasi sempre pensato l'essere come qualcosa di "fisso", "stabile" e "presente davanti a noi" (come un oggetto o una sostanza).

  • L'oblio dell'essere: Heidegger sosteneva che, concentrandosi solo sulle "cose" presenti (gli enti), la filosofia avesse dimenticato il senso profondo dell'essere stesso, che non è un oggetto ma un processo o un evento.

  • La decostruzione: Derrida ha "decostruito" questa visione, mostrando che l'idea di una presenza pura e immediata è un pregiudizio che condiziona tutto il nostro linguaggio.

2. Il superamento dell'"Onto-teologia"

Molti autori contemporanei rifiutano l'onto-teologia, ovvero quell'ontologia che cerca un fondamento ultimo e assoluto (come Dio, la Ragione o la Materia) per giustificare tutto ciò che esiste.

  • Pluralità ed evento: oggi si preferisce pensare a un'ontologia "post-metafisica" che non cerchi un centro fisso, ma che si occupi della pluralità, degli eventi imprevisti e della contingenza.

  • Pensiero debole: Gianni Vattimo ha proposto un "pensiero debole" o un'"ontologia del declino", dove l'essere non è una struttura solida immutabile, ma qualcosa che si manifesta nel tempo come ricordo e ascolto.

3. Perché l'"Ontologia della pace" propone una "nuova ontologia"?

Nonostante queste critiche, il concetto di ontologia della pace non vuole tornare alla vecchia metafisica rigida, ma propone una "nuova ontologia" basata sull'esperienza umana e sulla sopravvivenza planetaria:

  • Pace come "a priori": per filosofi della nonviolenza come Aldo Capitini, la pace e la nonviolenza sono "auto-evidenti" e non hanno bisogno di essere legittimate dalla negazione della guerra. Esse sono un "a priori" per qualsiasi vissuto individuale o collettivo: cioè, la condizione stessa che rende possibile la vita sociale.

  • La compresenza: Capitini parla di "compresenza di tutti" (morti e viventi), una dimensione che non è una sostanza metafisica ma una postura etica e politica: dare il "tu" a ogni essere, nessuno escluso.

  • Orientamento al bene: altri pensatori suggeriscono che esista una struttura ontologica dell'essere umano orientata al bene e alla creazione, contrapposta a un'ontologia della violenza che vede il conflitto come origine del mondo.

  • Terrestrità: nel progetto dei "Disarmisti Esigenti", l'ontologia della pace coincide con la terrestrità, vale a dire il riconoscimento scientifico e filosofico che siamo "organicamente interconnessi" all'intera vita dell'ecosistema globale. L'essere, in questo caso, è la relazione stessa che ci lega alla Terra.

4. L'Ontologia della pace 

La filosofia contemporanea, per riepilogare, ha negato l'ontologia come "scienza delle verità eterne e fisse", ma ha aperto la strada a un'ontologia dell'evento e della relazione. L'ontologia della pace si inserisce qui: non come un dogma, ma come la scoperta che la cooperazione è la struttura necessaria per la continuazione della vita stessa. 

Applicare l'ontologia alla pace significa smettere di considerarla solo come una scelta politica o un intervallo tra due guerre, per vederla invece come il fondamento stesso della realtà.

  1. La pace come realtà fondamentale: un'ontologia della pace sostiene che l'armonia e la cooperazione sono più "reali" e originarie della violenza. In questa prospettiva, la violenza non è un elemento intrinseco della natura umana, ma un'aberrazione o una "non-pace" che distorce l'essere.

  2. Il legame con la Verità (Satya): come insegnato da Gandhi e ripreso da Alberto L'Abate, il termine Satya (Verità) deriva da Sat, che significa "ciò che è".

  3. La Terrestrità come essere interconnesso: dal punto di vista della "terrestrità", l'ontologia della pace riconosce che gli esseri umani non sono individui separati che "abitano" la Terra, ma corpi biologici costitutivi di un unico organismo planetario vivente (la metafora della "Grande Foresta").

  4. Pace positiva vs Pace negativa: l'ontologia della pace si sposta dalla "pace negativa" (semplice assenza di conflitto armato) alla "pace positiva", intesa come una pienezza armoniosa e una giustizia intrinseca che appartengono alla struttura stessa del creato e della società.

In sintesi, un'ontologia della pace afferma che essere significa cooperare. La guerra, dunque, non è solo un errore politico, ma una negazione ontologica: un atto che contraddice la natura profonda e interconnessa della vita sulla Terra.


APPUNTI PER UNA ONTOLOGIA DELLA PACE IN DIALOGO CON IL PENSIERO MARXISTA

Milano 27 gennaio 2026

Le correnti sull'ontologia nel pensiero moderno sono diverse e complesse. Ecco alcune delle principali:

- Razionalismo: Cartesio e Leibniz sostengono che la realtà è conoscibile attraverso la ragione e che l'essere è identificato con la sostanza.

- Empirismo: Locke e Hume affermano che la conoscenza deriva dall'esperienza e che l'essere è identificato con la percezione.

- Idealismo: Kant sostiene che la realtà è conoscibile solo attraverso la mente e che l'essere è identificato con la rappresentazione.

- Materialismo: Spinoza e Marx affermano che la realtà è materiale e che l'essere è identificato con la materia.

- Fenomenologia: Husserl e Merleau-Ponty affermano che la realtà è conoscibile attraverso l'esperienza diretta e che l'essere è identificato con la coscienza. 

- Esistenzialismo: Heidegger e Sartre sostengono che l'essere è identificato con l'esistenza e che la realtà è caratterizzata dalla libertà e dalla responsabilità.

- Neotomismo: Maritain e Bontadini sostengono che la realtà è conoscibile attraverso la ragione e che l'essere è identificato con la sostanza, in linea con la filosofia di Tommaso d'Aquino.

- Teologia della liberazione: autori come Bloch e Fromm affermano che la realtà è caratterizzata dalla lotta per la giustizia e che l'essere è identificato con la liberazione.

Queste correnti non sono esclusive e spesso si sovrappongono o si influenzano a vicenda. La filosofia moderna è caratterizzata da una grande diversità di prospettive e approcci.

Bertrand Russell, filosofo e logico britannico, ha criticato l'ontologia tradizionale, sostenendo che molti problemi ontologici sono pseudo-problemi generati da errori linguistici e logici. Nella sua critica Russell ha affermato che l'ontologia spesso si basa su assunzioni non giustificate e che molti concetti ontologici sono mal definiti o vuoti. La critica di Russell ha influenzato la filosofia analitica e la logica moderna, che tendono a trattare l'ontologia con scetticismo.

Marx, che ha lavorato più sul "materialismo storico", mentre sarebbe Engels lo specialista del "materialismo dialettico", non ha criticato direttamente il concetto di ontologia, ma la sua filosofia è spesso vista come una critica alla metafisica e all'ontologia tradizionale.

- Materialismo dialettico: Marx ha probabilmente inventato il concetto di materialismo dialettico, poi sviluppato da Engels, che pone l'essere sociale e la materia come base della realtà.

- Critica alla metafisica: Marx ha criticato la metafisica hegeliana e l'idealismo, che considerava astratti e lontani dalla realtà concreta.

- Ontologia sociale: alcuni interpreti considerano la filosofia di Marx come un'ontologia sociale, che si concentra sulla struttura e sulla dinamica della società.

Tuttavia, è vero che Marx non ha utilizzato il termine "ontologia" in senso positivo, preferendo concentrarsi sulla critica dell'economia politica e sulla teoria della storia.

Friedrich Engels ha scritto "Dialettica della Natura" (Dialektik der Natur), un'opera incompleta pubblicata postuma nel 1925. In questo testo, Engels sviluppa il materialismo dialettico, estendendo le idee di Marx alla natura e alle scienze naturali.

Leggi della dialettica: Engels identifica tre leggi fondamentali della dialettica:

1. La legge della trasformazione della quantità in qualità.

2. La legge dell'unità degli opposti.

3. La legge della negazione della negazione.

Engels applica la dialettica alla fisica, alla chimica e alla biologia, cercando di dimostrare come le leggi della dialettica siano universali.

"Dialettica della Natura" è un testo importante per comprendere lo sviluppo del marxismo e la sua influenza sulla filosofia e sulla scienza del XX secolo.

Lenin con "Materialismo ed empiriocriticismo" (1909) si pone nel solco del pensiero di Marx ed Engels, difendendo il materialismo dialettico contro le deviazioni idealistiche e positivistiche.

- Difesa del materialismo: Lenin critica l'empiriocriticismo di Mach e Avenarius, che considerava una forma di idealismo soggettivo.

- Estensione del materialismo marxista: Lenin approfondisce il concetto di materia e la sua relazione con la coscienza, sottolineando l'importanza della prassi rivoluzionaria.

- Importanza della teoria: Lenin enfatizza il ruolo della teoria nella guida dell'azione politica, in linea con la XI tesi su Feuerbach di Marx.

"Materialismo ed empiriocriticismo" è considerato un testo fondamentale del marxismo-leninismo e ha avuto un grande impatto sulla teoria marxista successiva.

Lenin non critica direttamente il concetto di ontologia in "Materialismo ed empiriocriticismo". Anzi, in alcuni passaggi, sembra utilizzare il termine "ontologia" in senso positivo, riferendosi alla teoria dell'essere e della realtà materiale.

- Materialismo come ontologia: Lenin considera il materialismo dialettico come una teoria dell'essere, che afferma l'esistenza oggettiva della materia e la sua priorità rispetto alla coscienza.

- Critica all'idealismo: Lenin critica l'idealismo e il soggettivismo, che considera forme di negazione dell'oggettività della realtà.

In generale, Lenin non si concentra sulla critica dell'ontologia in sé, ma sulla difesa del materialismo e sulla critica alle deviazioni idealistiche e positivistiche.

Ci sono pensatori che, sotto la categoria del "marxismo occidentale", hanno adottato o criticato il concetto di ontologia. Alcuni esempi includono:

- Ernst Bloch: ha sviluppato un'ontologia del "non-essere-ancora" (Ontologie des Noch-Nicht-Seins), che si concentra sulla potenzialità e sulla speranza per un futuro migliore.

- György Lukács: ha elaborato un'ontologia dell'essere sociale, che si concentra sulla relazione tra l'individuo e la società.

- Antonio Gramsci: ha sviluppato una filosofia della prassi che si concentra sulla relazione tra la cultura e la politica.

- Theodor Adorno: ha criticato l'ontologia tradizionale e ha sviluppato una "dialettica negativa" che si concentra sulla critica della società capitalistica.

- Jean-Paul Sartre: ha sviluppato un'esistenzialismo marxista che si concentra sulla libertà e sulla responsabilità individuale.

Questi pensatori hanno contribuito a sviluppare una riflessione critica sull'ontologia e sulla sua relazione con il marxismo.

La filosofia di Antonio Gramsci può essere definita un'ontologia della prassi. Gramsci ha sviluppato una teoria della prassi che si concentra sulla relazione tra la teoria e la pratica, e sulla trasformazione della realtà attraverso l'azione politica e culturale.

- Prassi come unità di teoria e pratica: Gramsci sostiene che la prassi è l'unità di teoria e pratica, e che la teoria deve essere verificata e sviluppata attraverso la pratica.

- Egemonia e consenso: Gramsci ha sviluppato il concetto di egemonia, che si riferisce al modo in cui una classe dominante esercita il potere attraverso il consenso e la persuasione, piuttosto che solo attraverso la coercizione.

- Filosofia della prassi: Gramsci ha definito la sua filosofia come una "filosofia della prassi", che si concentra sulla trasformazione della realtà attraverso l'azione politica e culturale.

L'ontologia della prassi di Gramsci è una teoria della realtà che si concentra sulla relazione tra la teoria e la pratica, e sulla trasformazione della realtà attraverso l'azione umana.

Mao Tse-Tung non ha scritto direttamente sull'ontologia, ma la sua filosofia è spesso considerata come un'ontologia della prassi, che si concentra sulla relazione tra la teoria e la pratica rivoluzionaria.

- Materialismo dialettico: Mao ha adottato il materialismo dialettico di Marx e Lenin, ma l'ha adattato alla realtà cinese e alla lotta rivoluzionaria del suo Paese.

- Prassi rivoluzionaria: Mao ha enfatizzato l'importanza della prassi rivoluzionaria e della partecipazione attiva delle masse alla lotta per il potere.

- Conoscenza e pratica: Mao ha sviluppato la teoria della "conoscenza e pratica", che sostiene che la conoscenza deriva dalla pratica e deve essere verificata attraverso la pratica stessa.

La filosofia di Mao è spesso considerata come un'ontologia della prassi, che si concentra sulla relazione tra la teoria e la pratica, e sulla trasformazione della realtà attraverso l'azione rivoluzionaria.

ECOMARXISMO

L'ecomarxismo rappresenta oggi l'evoluzione necessaria del materialismo dialettico, poiché sposta il baricentro dell'ontologia marxista dal solo ambito sociale (il rapporto tra classi) a quello metabolico (il rapporto tra specie umana e natura).

Se il marxismo tradizionale si è concentrato sull'ontologia dell'essere sociale (Lukács) o della prassi (Gramsci), l'ecomarxismo sviluppa una riflessione ontologica basata sulla "Coscienza planetaria" ("Terrestrità"?) e sulla materia organica, integrando le intuizioni di Engels con le urgenze ecologiche contemporanee.

Ecco come questa riflessione può essere strutturata:

1. Dalla dialettica della natura all'ontologia del metabolismo

L'ecomarxismo recupera la Dialettica della Natura di Engels non più come una dottrina rigida, ma come la base per una nuova ontologia relazionale.

  • La frattura metabolica: riprendendo Marx, l'ecomarxismo definisce l'essere come un processo di scambio organico (metabolismo) tra l'uomo e la Terra. L'alienazione non è solo verso il prodotto del lavoro, ma è una rottura del legame vitale con la natura.

  • Unità degli opposti: la natura non è uno sfondo inerte, ma un soggetto attivo. L'essere è dunque l'intreccio inscindibile tra leggi naturali e prassi umana.

2. L'ontologia del "limite" e della "custodia"

Contro l'idealismo e il razionalismo che vedono la realtà come pura rappresentazione o risorsa infinita, l'ecomarxismo introduce una ontologia della finitudine:

  • Materia come limite: l'essere è identificato con la materia organica che ha dei confini biologici invalicabili (i Planetary Boundaries).

  • Oltre il prometeismo: se il marxismo del XX secolo era spesso "produttivista", l'ecomarxismo ontologizza la decrescita dei beni materiali. L'essere sociale si realizza nella "crescita dei beni relazionali", spostando il valore dall'avere all'appartenere.

3. L'Umanità come soggetto collettivo intergenerazionale

L'ecomarxismo espande l'ontologia della prassi di Gramsci e Mao verso una dimensione temporale più vasta:

  • L'Essere intergenerazionale: l'essere non è solo "qui e ora", ma include il diritto all'esistenza di chi non è ancora nato. Questa è l'ontologia del "non-essere-ancora" di Bloch applicata alla sopravvivenza della biosfera.

  • Terrestrità e diritto: l'Umanità diventa il soggetto di diritto preminente perché è l'espressione cosciente della Terra. La lotta per la giustizia (Teologia della liberazione) si fonde con la lotta per la conservazione dei cicli naturali e il clima.

4. Sintesi delle influenze filosofiche verso una "ontologia della Terra"

Il marxismo contemporaneo smette di essere solo una critica all'economia politica per diventare una critica alla distruzione biologica. L'ontologia ecomarxista afferma che l'essere è relazione simbiotica. Se questa relazione si spezza sotto il peso della "finanziarizzazione orientata al warfare", l'essere stesso scompare. La Costituzione della Terra potrebbe diventare quindi la traduzione giuridica di questa nuova consapevolezza ontologica.

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