CNV6 - Contro discorso di Natale 2025. AUT ARMA AUT HUMANITAS
https://zibaldoneecopacifista.webnode.it/l/cnv6-controdiscorsonatale2025/
Al contro-discorso che replica alle narrazioni istituzionali, oggetto di questa pagina web come esplicita replica a Mattarella, aggiungiamo, in questa vigilia di Natale 2025, una riflessione che nasce dal rifiuto della logica bellica.
Natale 2025: non c'è pace senza disarmo, non c'è memoria di lotta nonviolenta senza obiezione
In questi giorni in cui le luci delle feste provano a rischiarare un orizzonte oscurato dai fumi dei conflitti, il nostro augurio non può essere una semplice formalità. Per i Disarmisti Esigenti, il Natale è il momento per rinnovare una scelta di campo radicale: quella della nonviolenza attiva (noi diciamo "poietica") e dell'opposizione intransigente a ogni guerra e, soprattutto, alla sua preparazione. Il contrario di quanto ha predicato il presidente Mattarella con il suo discorso in cui ha proclamato necessario l'aumento delle spese militari.
Onorare i morti opponendosi alle armi
Mentre la retorica ufficiale spesso usa il sacrificio delle vittime delle guerre per giustificare nuovi armamenti, noi ribadiamo una verità scomoda ma necessaria: l'unico modo autentico per onorare la memoria delle persone uccise dai conflitti — di ieri e di oggi — è impedire che altre vite vengano spezzate domani.
Onorare i morti significa dire "Basta!" alla macchina bellica. Significa opporsi non solo alle esplosioni del presente, ma alla silenziosa e letale costruzione delle guerre future. Ogni arma prodotta oggi è una promessa di morte per domani; ogni investimento tecnologico in sistemi d'arma è un furto di futuro alle nuove generazioni.
Meno armi, più salute e ambiente pulito: una scelta per la nuova civiltà della "terrestrità"
La nostra battaglia è per la vita universale, qui ed ora. Non accettiamo che le risorse collettive vengano drenate dall'industria bellica mentre i servizi essenziali collassano e l'ecosistema, cui apparteniamo organicamente come specie animale, è stressato verso una catastrofe non solo climatica.
- Chiediamo con forza di respingere i piani di riarmo NATO ed europei; quindi un taglio drastico del bilancio destinato alla Difesa in Italia. È inaccettabile che mentre si tagliano fondi alla conversione ecologica, sanità pubblica, all'assistenza ai più fragili e alla ricerca, la spesa per le armi continui a crescere in modo esponenziale.
- Ogni euro sottratto a un cacciabombardiere o a un sistema missilistico deve essere devoluto alla sanità, all'istruzione, ai servizi pubblici e al risanamento ambientale. Questa è la vera sicurezza: una società che si prende cura dei suoi cittadini e della Natura, non una che si prepara a distruggere quelli altrui.
Italia: firma e ratifica il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW)
Il rischio nucleare non è mai stato così concreto. Per questo, il nostro impegno natalizio è un appello politico e morale: l'Italia deve uscire dall'ambiguità. Sosteniamo con determinazione la richiesta affinché il nostro Paese sottoscriva e ratifichi il Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Non può esserci pace sotto l'ombrello di ordigni capaci di annientare l'umanità. La deterrenza è un inganno, il disarmo atomico è l'unica via di scampo.
Per una difesa civile, non armata e nonviolenta
La difesa della Patria non deve più essere sinonimo di militarismo. Lavoriamo instancabilmente per l'istituzione seria di una Difesa Civile, Non Armata e Nonviolenta (DCNAN). Vogliamo un'istituzione che formi i cittadini alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, alla protezione del territorio e alla solidarietà internazionale, offrendo un'alternativa concreta al modello gerarchico e distruttivo delle caserme.
Per la conversione ecologica e la terrestrità
La conversione ecologica per i disarmisti esigenti non è solo il passaggio alle energie rinnovabili, ma una ristrutturazione radicale dell'economia e dell'industria. Denunciamo il fatto che le forze armate globali sono tra i maggiori emettitori di CO2 e inquinatori del suolo, spesso esentati dagli accordi internazionali sul clima (come quelli di Parigi). Proponiamo, al contrario, di trasformare le fabbriche di armamenti in centri di produzione per tecnologie civili e sostenibili (es. mobilità elettrica, dispositivi medici, infrastrutture per il ripristino ambientale).
Il nostro concetto di "terrestrità" (spesso associato al pensiero di Carlo Cassola e Edgar Morin) sposta l'accento dai confini nazionali all'appartenenza biologica comune.
- La terrestrità contesta la deterrenza perché quest'ultima divide l'umanità in "amici" e "nemici". Per i disarmisti, i veri nemici sono le minacce globali (diseguaglianze sociali, fame, pandemie, collasso climatico, siccità) che non si fermano davanti agli eserciti.
- Il "sacro dovere di difesa" (Art. 52) viene reinterpretato come difesa della "Madre Comune, la "Terra Matria". La sovranità non appartiene più allo Stato-Nazione armato, ma alla comunità terrestre che deve cooperare per non estinguersi.
- Riconoscere che siamo tutti "terrestri" significa accettare la nostra reciproca dipendenza, rendendo la minaccia nucleare o bellica un atto di "umanicidio" (suicidio della specie).
L'augurio dei Disarmisti Esigenti
Il nostro Natale è un atto di resistenza. È la volontà di restare umani in un mondo che si arma fino ai denti. Auguriamo a tutte e tutti di trovare la forza di obiettare, di disarmare i propri pensieri e di unirsi a noi in questa marcia esigente verso un mondo senza eserciti, dove la sola guerra ammessa sia quella contro la povertà, la malattia, l'inquinamento e l'ingiustizia.
Buon Natale di Pace e di Disarmo.
I Disarmisti Esigenti - www.disarmistiesigenti.org -- cell. 340-0736871
COMUNICATO STAMPA (21-12-2025)
https://comunicazione-nonviolenta.webnode.it/l/aut-arma-aut-humanitas/
con preghiera di pubblicazione su testate giornalistiche, siti web e blog
Nell'occasione ricordiamo il tema del "giornalismo di pace" che verrà affrontato oggi, domenica 21 dicembre, in un webinar, dalle ore 18:00 alle ore 20:30: come tale pratica può trovare una collaborazione e una integrazione con la "comunicazione nonviolenta"?
Link per partecipare:
https://us06web.zoom.us/j/89184728319?pwd=3nmj7ek4bfoliaZ3fIxeGr54ICzUjb.1
OGGETTO: Contro-discorso di Natale. I Disarmisti Esigenti rispondono al Presidente Mattarella: "La 'deterrenza', genocidio programmato*, è l'inganno che prepara la fine del mondo".
21 Dicembre 2025 – I Disarmisti Esigenti, in risposta al discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione degli auguri alle Alte Cariche dello Stato, rilasciano la seguente nota e il loro "Contro-discorso di Natale", scritto adottando lo spirito e il rigore civile di Carlo Cassola, il fondatore della Lega per il disarmo, organizzazione alla base del nostro progetto, per il quale la sopravvivenza del genere umano, nella pace con la Natura, era l'unico vero imperativo morale. Ricordiamo altresì che all'origine del nostro progetto di rete di gruppi di base c'è l'appello di Stéphane Hessel ad "esigere" subito il disarmo nucleare totale. Per questo collaboriamo con la Campagna ICAN (premio Nobel per la pace per il contributo dato al Trattato di proibizione delle armi nucleari) di cui siamo tra i membri italiani.
La nota politica
Il Presidente Mattarella ha affermato che la spesa militare è "necessaria" e che la pace si fonda sulla "deterrenza". Noi rispondiamo che queste parole rappresentano una resa culturale e un tradimento dello spirito della Costituzione, specialmente se giustificano la partecipazione dell'Italia al "nuclear sharing" della NATO**. Definire "necessaria" la corsa agli armamenti, includente persino la modernizzazione nucleare**, significa accettare la logica della guerra come ineluttabile. La "difesa comune europea" citata dal Colle non è altro che un nuovo blocco militare che sottrae risorse alla vita per darle alla morte. La vera deterrenza è il disarmo che prepara la pace attraverso un percorso di pace.
Denunciamo inoltre come questo approccio calpesti il senso cristiano del Natale. L'annuncio della "pace in terra agli uomini di buona volontà" viene svuotato di ogni significato se sostituito dalla fiducia nelle testate atomiche e negli eserciti che marciano sotto la loro ombra. Non può esserci "buona volontà" là dove si teorizza il genocidio programmato* come strumento di equilibrio internazionale.
Il Contro-discorso
"C'è un'aria stanca in queste stanze dorate del Quirinale. Si scambiano auguri mentre fuori, nelle officine della Storia del sistema della potenza e del profitto, si preparano gli ordigni che spazzeranno via tutto. Il Presidente Mattarella ha parlato di difesa, di sicurezza, di deterrenza. Sono parole vecchie, parole che sanno di polvere e di retorica ottocentesca, del tutto inadeguate al tempo dell'atomo.
In questi giorni in cui si dovrebbe celebrare la venuta della Luce, le istituzioni scelgono di celebrare l'ombra del militarismo. Dov'è finito l'annuncio della pace agli uomini di buona volontà? È stato sacrificato sull'altare della ragion di Stato. Si parla di pace, ma si preparano le macchine per distruggerla. È una violazione profonda, oltre che dello spirito della nostra Costituzione pacifista che ripudia la guerra, del messaggio natalizio, ridotto a rito esteriore mentre la sostanza è l'apologia delle armi.
Noi, gente comune, guardiamo i volti di questi uomini delle istituzioni. Sembrano non capire che la politica, se non è salvaguardia della vita, è solo una recita inutile. Parlano di 'spesa poco popolare ma necessaria'. Ma cosa c'è di necessario nel costruire strumenti che hanno come unico scopo la distruzione dell'uomo? È una contraddizione in termini che solo la cecità del potere può accettare.
La pace di cui parla il Presidente è una pace armata, cioè una pace finta. È la tregua dei carnefici. La vera pace non ha bisogno di armi per affermarsi, meno che mai di armi "atomiche"; ha bisogno della rimozione delle armi. Se vogliamo che l'umanità abbia un domani, dobbiamo avere il coraggio di essere 'unilaterali'. Bisogna smettere di armarsi, semplicemente. Non per strategia, ma per amore della realtà e per rispetto etico della Vita.
Diceva un tempo un vecchio scrittore che la Vita è la sola cosa che conti. Nel Palazzo, tra i velluti di Roma, si è celebrata invece la logica della forza travestita da diritto. Ma il diritto che ha bisogno dei missili per farsi valere non è diritto: è sopraffazione.
Questo Natale non porti nuove testate 'atomiche', gli euromissili che tornano, nuove navi da guerra o scudi spaziali. Porti la vergogna per la nostra incapacità di pensare il mondo senza il conflitto. La sicurezza europea è un'illusione se il mondo intero trema sotto il peso di arsenali sempre più sofisticati.
Noi disarmisti nonviolenti non chiediamo molto. Chiediamo solo che la politica torni a essere umana. Che si smetta di mentire dicendo che le armi servono alla pace. Le armi servono solo alla guerra. E la guerra, oggi, è la fine della Storia. Bisogna scegliere: o le armi, o l'Umanità. Tertium non datur."
Per i Disarmisti Esigenti Alfonso Navarra Cell. 340-0736871 Sito web: www.disarmistiesigenti.org
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*Nota: la deterrenza è un genocidio programmato
Per i Disarmisti Esigenti, e per Carlo Cassola, al pari di Stéphane Hessel, loro fonte ispiratrice, la "deterrenza" non è una strategia politica, ma un crimine già in atto. Ecco la spiegazione essenziale del concetto, a partire dalla constatazione che l'intenzione è già atto. Se io tengo una pistola puntata alla tempia di un uomo dicendo che serve a non farlo muovere, io sto già compiendo un atto di violenza. La deterrenza nucleare si basa sulla "minaccia credibile" di distruggere milioni di civili. Programmare questa distruzione, preparare i piani d'attacco e tenere i missili pronti al lancio significa aver già accettato il genocidio come opzione possibile. Moralmente, il genocidio è già avvenuto nella mente di chi lo pianifica. In secondo luogo viene perpetrato un furto di vita. La spesa per la deterrenza sottrae risorse vitali (scuole, ospedali, tutela della natura) per destinarle a macchine di morte. Questo è un genocidio "lento" e silenzioso: si lascia morire chi potrebbe essere salvato oggi per mantenere la capacità di uccidere tutti domani. Come terzo punto, la deterrenza sposta la decisione dalla coscienza umana alla velocità della macchina. Nel tempo dell'atomo, non c'è spazio per il dubbio o per la pietà. Definirla "genocidio programmato" significa riconoscere che abbiamo affidato la sopravvivenza della specie a un algoritmo di sterminio reciproco. La deterrenza, a conti fatti, non "evita" la guerra; essa istituzionalizza lo sterminio di massa. Chiamarla con il suo nome — genocidio — è il primo atto di onestà intellettuale che un uomo libero deve compiere contro la retorica del potere.
**Nota: la logica della deterrenza, in particolare quella nucleare, "genocidio programmato", non è conciliabile con una Costituzione che ripudia la guerra
Ecco i principali argomenti che i disarmisti esigenti potrebbero utilizzare per contestare la visione presidenziale, con particolare attenzione all'incostituzionalità del coinvolgimento nucleare.
1. Il significato semantico di "ripudio" (Art. 11 Cost.)
Il primo argomento riguarda la forza del verbo scelto dai padri costituenti.
- L'Articolo 11 non dice che l'Italia "evita" la guerra, ma che la ripudia. Il ripudio è un atto morale e giuridico definitivo che esclude la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie.
- La deterrenza si basa sulla minaccia credibile dell'uso della forza. Secondo i disarmisti, mantenere un apparato bellico pronto a colpire per "scoraggiare" l'avversario significa mantenere la guerra nel proprio orizzonte logico e operativo, tradendo il concetto di ripudio totale.
2. L'incostituzionalità del deterrente nucleare (nuclear sharing)
L'integrazione dell'Italia nel sistema di deterrenza nucleare della NATO rappresenta, per i disarmisti, il punto di massima rottura con la Carta Costituzionale.
- L'Italia ospita testate nucleari statunitensi (programma di nuclear sharing) e addestra i propri piloti all'uso di tali ordigni. I disarmisti contestano al Presidente che tale cooperazione è incompatibile con l'Articolo 11.
- Se la Costituzione ammette limitazioni di sovranità per assicurare "la pace e la giustizia", l'arma nucleare è per definizione ingiusta e indiscriminata. Essa colpisce popolazioni civili e l'ambiente in modo irreversibile, rendendo impossibile qualsiasi distinzione tra difesa e sterminio.
- La deterrenza nucleare viene vista come una violazione dello spirito del Trattato di Non Proliferazione (TNP) e del recente Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), che l'Italia non ha firmato proprio per restare sotto "l'ombrello nucleare" alleato.
3. Il paradosso della "pace armata"
I disarmisti contestano la logica secondo cui "per avere la pace bisogna preparare la guerra" (Si vis pacem, para bellum).
- La deterrenza innesca il cosiddetto "dilemma della sicurezza": se l'Italia si arma per difendersi, i vicini o i competitori faranno lo stesso, aumentando la tensione globale anziché ridurla.
- La difesa della patria (Art. 52) non dovrebbe coincidere necessariamente con la difesa militare. I disarmisti propongono la "Difesa Popolare Nonviolenta" come unica forma di protezione coerente con il ripudio della guerra.
4. La delega di sovranità e l'organizzazione internazionale
- Molti critici sostengono che l'attuale sistema di deterrenza non operi per "limitare la sovranità verso la pace", ma per rafforzare blocchi militari contrapposti. I disarmisti condividono queste critiche.
- La deterrenza nucleare è vista come il massimo tradimento della sovranità popolare, poiché delega a centri di potere esterni (i vertici NATO o il comando USA) decisioni che potrebbero portare all'annientamento della nazione stessa.
5. Priorità di spesa e diritti Sociali
- Finanziare la deterrenza (nuovi caccia F-35 atti al trasporto nucleare, sottomarini, sistemi d'arma) sottrae risorse ai diritti fondamentali che la Costituzione garantisce (salute, istruzione, lavoro).
- Il Presidente, come garante della Costituzione nella sua interezza, dovrebbe tutelare il "benessere sociale" prima della "potenza militare". La deterrenza viene vista come un furto ai danni della sicurezza sociale dei cittadini.
6. La funzione della difesa (Art. 52 Cost.)
Sebbene la difesa della Patria sia definita "sacro dovere del cittadino", i disarmisti contestano l'interpretazione militarista di questo articolo.
- La Patria si difende tutelando il territorio e la solidarietà, non accumulando armi che, se usate (specialmente quelle nucleari), distruggerebbero la nazione stessa in un conflitto globale.