CNV4 - TPNW 5anni dall'entrata in vigore
https://zibaldoneecopacifista.webnode.it/l/cnv4-tpnw5anni/
Webinar: le vie del Disarmo di fronte alle crisi globali nel 2026.
Data: 22 gennaio 2026 Promosso da: Disarmisti Esigenti
dalle ore 19:00 alle ore 21:00
Info: www.disarmistiesigenti.org - cell. 340-0736871
Link per collegarsi:
https://us06web.zoom.us/j/86727209364?pwd=6TWsom1fbngWzZjvmWDhLA7aN9x9Hq.1
Introduzione: Alfonso Navarra, Daniele Barbi, Luigi Mosca
1. L'anniversario: il TPNW come ancora giuridica
Il 22 gennaio 2026 celebriamo il quinto anniversario dell'entrata in vigore del TPNW (Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari). Questo strumento non è solo una norma tecnica, ma una scelta etica: dichiara le armi atomiche illegali e moralmente inaccettabili.
Il Trattato trasforma la politica della forza in politica del diritto e della cura. Ci insegna che la sicurezza non nasce dalla minaccia (deterrenza), ma dalla cooperazione pacifica e dalla salvaguardia della vita e della natura. Disarmare non significa solo smantellare testate, ma risanare i pensieri e il pianeta.
il 2026 segnerà un momento storico con la prima Conferenza di Riesame del Trattato, che si terrà dal 30 novembre al 4 dicembre nella sede delle Nazioni Unite, New York. La conferenza sarà presieduta dal Sudafrica.
Il numero degli Stati che hanno aderito al TPNW è cresciuto costantemente, riflettendo una volontà globale che si contrappone alla logica del riarmo.
Ecco i dati aggiornati:
- Stati che hanno adottato il TPNW nel 2017: 122
- Stati che hanno ratificato: 75
- Stati che hanno firmato (20 non hanno ancora ratificato): 95
Questi numeri sono fondamentali perché dimostrano che:
- La maggioranza del mondo è per il disarmo: quasi la metà dei membri dell'ONU ha già intrapreso passi formali verso il Trattato.
- L'isolamento delle potenze nucleari: nessuno dei nove Stati possessori di armi nucleari (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) né i membri della NATO hanno ancora aderito, evidenziando quella "disinvoltura nel violare il diritto internazionale" di cui andremo più avanti a parlare.
- Il ruolo del Sud Globale: l'Africa, l'America Latina e il Sud-est asiatico sono i motori trainanti di questa rivoluzione giuridica.
2. La premessa: la deterrenza è un "genocidio programmato"
Di tutti i problemi che l'umanità ritiene di dover affrontare, forse questo è il più sottovalutato, sicuramente il meno attenzionato dai media, eppure è l'unico capace di annullare tutti gli altri in pochi minuti.
Dobbiamo avere il coraggio di chiamare la deterrenza con il suo vero nome: un genocidio programmato. Mantenerla significa accettare l'idea che, in nome della "sicurezza", sia legittimo tenere in ostaggio miliardi di civili e l'intero ecosistema planetario, pronti a scatenare una distruzione indiscriminata che non lascerebbe né vincitori né vinti.
Perché è il problema più sottovalutato?
- L'assuefazione al rischio: viviamo sotto l'ombrello atomico da decenni. Questa "pace armata" ha generato l'illusione che l'arma nucleare non verrà mai usata, rendendoci ciechi di fronte al fatto che ogni giorno di deterrenza è un giorno di scommessa sulla fine del mondo.
- La delega tecnologica: oggi, con l'integrazione dell'AI e dei missili ipersonici, la decisione di scatenare questo "genocidio" potrebbe sfuggire persino al controllo umano, affidata ad algoritmi che non conoscono il valore della vita o della sofferenza.
- L'ingiustizia strutturale: mentre le risorse umane e scientifiche vengono investite per "ammodernare" la morte, sottraiamo fondi vitali alla dignità sociale, allo sterminio per fame, alla cura dei corpi e delle anime, alla crisi climatica.
3. Lo scenario: un'emergenza tecnologica e politica
La sfida nucleare del 2026 è profondamente diversa da quella del passato. Siamo di fronte a un ammodernamento degli arsenali alimentato da:
- Progressi tecnologici: sistemi ipersonici e IA che corrono più veloci della diplomazia.
- Conflitti interconnessi: una "guerra mondiale a pezzi" che rischia di saldarsi in un unico scontro generale.
- Crisi del diritto: un crescente disprezzo per le regole internazionali nate dopo la Seconda Guerra Mondiale.
4. Obiettivi del webinar: fare il punto
Non parleremo solo di principi, ma di pratiche concrete attraverso tre direttrici:
- Stato dell'arte del TPNW: analisi dei progressi compiuti e delle resistenze dei paesi nucleari.
- Il nodo delle crisi locali: focus particolare sulla crisi iraniana e sui conflitti in Ucraina e Africa. Come impedire che diventino pretesti per nuove corse agli armamenti e focolai per un incendio globale?
- Società civile e istituzioni: promuovere l'indignazione e trasformarla in pressione politica per imporre il disarmo come unica via per "preparare la pace".
5. Le proposte dei Disarmisti esigenti
In vista della prossima Conferenza degli Stati Parte del TPNW, presenteremo le nostre proposte centrali, alla cui base sta una visione di "nonviolenza poietica" e la "strategia di trasformare i nemici in amici":
- Collegamento ICAN - NFU: sinergia tra la campagna per il trattato di proibizione e le politiche di No First Use (Non Primo Utilizzo).
- Rinnovo del New Start che scade il 5 febbraio 2026
- Helsinki 2: rilanciare un grande processo di sicurezza e cooperazione europea.
- WMDFZ in Medio Oriente: sostegno alla creazione di una Zona libera da armi di distruzione di massa.
- Stop agli Euromissili: una mobilitazione urgente contro il ritorno dei missili a medio raggio in Europa.
- Costituzione della Terra: un ordine giuridico globale per proteggere i diritti umani, la pace e la biosfera dell'intero pianeta.
"Dobbiamo scegliere: o ammoderniamo la nostra capacità di cooperare, o l'ammodernamento e il potenziamento delle armi ci porterà al punto di non ritorno. Vi aspettiamo per riflettere insieme su come agire per invertire la rotta.
Invito a collaborare con il nostro progetto di lavoro
L'invito è a unirsi ai Disarmisti esigenti sul lavoro che propone la denuclearizzazione, militare e civile, quale priorità delle priorità
… se sei convinta/o che questo impegno sia necessario per garantire la sopravvivenza umana su questa Terra che ci è Madre vivente. È una scelta da radicare nella nonviolenza poietica, perché sai che l'unione popolare è la forza più potente e riconosci che oggi, da parte di nessuno, non c'è buona ragione alcuna per ricorrere alla guerra come strumento per risolvere i conflitti.
Sei cittadina/o del mondo e segui la massima: prima le persone, prima l'Umanità, prima la Terra, posponendo le eventuali aggiuntive identità etniche, nazionali, religiose, ideologiche.
Sei una obiettrice/obiettore di coscienza e non ti arruoli nei blocchi politico-militari, sia quelli esistenti e sia quelli in formazione, dell'Ovest e dell'Est, del Nord e del Sud.
Pratichi il cambiamento che vuoi vedere realizzato a partire da te stessa/o, quindi il metodo dei disarmi unilaterali "per la pace disarmata e disarmante", e la comunicazione nonviolenta: comprendi il nesso inscindibile tra mezzi e fini.
Lavori per una nuova politica di base ma cerchi di orientare e trasformare in senso democratico le istituzioni pubbliche a ogni livello: la bussola è l'et et per chi persegue – Gandhi dixit - la "bellezza del compromesso".
In sintesi, unisciti a noi se credi nel motto: "Nostra Madre Patria è la Terra intera, nostra famiglia è l'Umanità: disarmiamo il presente per salvare il passato e garantire il futuro".