CNV3 - ultime news sui dinosauri gemelli, nucleare militare e nucleare civile
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Il periodo a cavallo tra la fine segna un momento critico per il panorama nucleare mondiale, caratterizzato da un'estrema tensione sul fronte militare e da un'accelerazione senza precedenti nel settore civile.
Ecco i fatti principali del bimestre a cavallo tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026:
- La fine dei patti: l'incognita del vuoto legale tra USA e Russia dopo la scadenza dei trattati.
- L'atomo per i dati: l'alleanza tra il nucleare civile e i giganti dell'Intelligenza Artificiale.
- Le rotte d'Oriente: Il nervosismo tra Iran e Corea del Sud, dove l'atomo torna a essere merce di scambio e di difesa.
L'osservazione dei Disarmisti esigenti: "Fa una certa impressione pensare a questi grandi apparati, a queste potenze che si sfidano con armi capaci di cancellare tutto, mentre la vita della povera gente continua nel suo ritmo consueto, fatta di piccole fatiche e di speranze modeste. Forse la vera tragedia non è solo la minaccia della bomba, ma l'indifferenza con cui l'essere umano accetta che il proprio destino sia deciso in uffici lontani, sopra la sua testa, come se la pace fosse un lusso che non ci possiamo più permettere".
Ecco, in sintesi, le notizie più recenti e rilevanti:
1. Sicurezza e armamenti: Il "vuoto strategico" del 2026
La notizia più allarmante riguarda il controllo delle armi atomiche. Il 5 febbraio 2026 scadrà formalmente il trattato New START, l'ultimo accordo rimasto tra Stati Uniti e Russia per limitare le testate nucleari strategiche.
- Scadenza del New START: a gennaio 2026, gli analisti avvertono che, per la prima volta in 35 anni, non ci sarà alcun limite legale o sistema di ispezione reciproca tra le due superpotenze.
- Test e nuove tecnologie: Nel gennaio 2026 sono emersi dettagli sui collaudi del missile russo Burevestnik (a propulsione nucleare e portata illimitata) e del drone sottomarino Poseidon. Contemporaneamente, negli USA si discute della possibilità di riprendere i test nucleari sotterranei, un'ipotesi sollevata dall'amministrazione Trump.
- L'espansione cinese: immagini satellitari analizzate a inizio 2026 confermano che la Cina ha accelerato l'espansione del proprio arsenale, puntando a raggiungere 1.000 testate entro il 2030.
- Doomsday Clock: nel gennaio 2026, l'Orologio dell'Apocalisse rimane fermo a una distanza critica dalla mezzanotte, riflettendo il rischio di escalation in Ucraina e Medio Oriente.
2. Nucleare civile: la "triplicazione" e i nuovi Big Tech
Mentre il fronte militare è teso, il nucleare civile sta vivendo una rinascita spinta dalla crisi climatica e dai bisogni energetici dell'Intelligenza Artificiale.
- Forum di Davos (gennaio 2026): durante il World Economic Forum, la World Nuclear Association ha presentato dati secondo cui i target nazionali per il nuovo nucleare potrebbero addirittura superare l'obiettivo di "triplicare la capacità globale entro il 2050" fissato alla COP28.
- Accordi Big Tech: tra dicembre 2025 e gennaio 2026, giganti come Meta e Microsoft hanno formalizzato nuovi accordi per l'acquisto di energia nucleare dedicata ai loro data center, accelerando lo sviluppo dei SMR (Small Modular Reactors), i piccoli reattori modulari.
- Italia e Mercosur: a gennaio 2026, il governo italiano ha ribadito la volontà di sbloccare il potenziale nucleare nazionale, inserendo la ricerca sui reattori di quarta generazione tra le priorità strategiche per la transizione energetica.
3. Tensioni regionali: Iran e Corea del Sud
- Crisi Iraniana: nel gennaio 2026, a seguito di vaste proteste interne in Iran, il Regno Unito e l'UE hanno varato nuove sanzioni mirate a colpire le industrie che supportano l'escalation nucleare di Teheran, citando il rischio che il paese possa raggiungere la capacità di produrre un ordigno in tempi brevi.
- Sottomarini nucleari a Seoul: una dichiarazione di supporto degli Stati Uniti alla Corea del Sud per lo sviluppo di sottomarini a propulsione nucleare ha scatenato forti proteste da parte della Corea del Nord, che parla di un "effetto domino" nucleare in Asia.
4. Quadro aggiornato degli investimenti
È un panorama che sembra diviso in due: da un lato la spesa imponente per le armi, che ha raggiunto vette mai viste dalla Guerra Fredda, e dall'altro la corsa "disperata" delle aziende tecnologiche verso l'atomo per alimentare l'Intelligenza Artificiale.
4.1. Il Nucleare Militare: Il "Club dei 100 miliardi"
Secondo il rapporto ICAN (pubblicato a giugno 2025 e aggiornato con le proiezioni per l'inizio del 2026), la spesa globale per gli arsenali nucleari ha superato i 100 miliardi di dollari annui.
- Il primato americano: gli Stati Uniti guidano la classifica con oltre 56 miliardi di dollari stanziati nel 2025. Il Congressional Budget Office (CBO) stima che tra il 2025 e il 2034 gli USA spenderanno complessivamente 946 miliardi di dollari per modernizzare la loro triade nucleare.
- La crescita cinese: Pechino è al secondo posto con circa 12,5 miliardi, in una fase di espansione accelerata che mira a raggiungere la parità strategica con USA e Russia entro il 2030.
- L'indotto industriale: circa 20 grandi aziende della difesa (come Lockheed Martin e Northrop Grumman) hanno beneficiato di nuovi contratti per miliardi di dollari tra la fine del 2025 e gennaio 2026.
- Il costo per l'Italia: per mantenere le basi e i vettori che ospitano le testate americane B61-12 sul nostro territorio, la spesa stimata si aggira intorno al mezzo miliardo di euro l'anno.
4.2. Il nucleare civile: La spinta di "Big Tech" e AI
A differenza del passato, oggi i principali investitori nel nucleare civile non sono solo gli Stati, ma i colossi del web che hanno bisogno di energia costante (baseload) per i loro data center.
- Meta (gennaio 2026): Zuckerberg ha annunciato un accordo monumentale con TerraPower (di Bill Gates) per costruire due reattori da 690 MW entro il 2032, con l'opzione di arrivare a otto reattori totali.
- Microsoft e Amazon: tra dicembre 2025 e l'inizio del 2026 hanno finalizzato investimenti massicci per riattivare vecchie centrali (come quella di Three Mile Island) e sviluppare i primi SMR (Small Modular Reactors).
- Investimenti in Italia: anche se non abbiamo centrali, nel biennio 2025-2026 sono previsti oltre 10 miliardi di euro di investimenti nel settore dei data center (soprattutto in Lombardia), molti dei quali legati a future strategie di approvvigionamento energetico "pulito" e stabile.
4.3. La fusione nucleare: oltre la fissione
- Privati alla riscossa: gli investimenti privati nella fusione nucleare (il processo che alimenta le stelle) hanno superato i 10 miliardi di dollari a inizio 2026. Non è più solo scienza accademica, ma una scommessa industriale a lungo termine.
5. Artico radioattivo
Proprio in queste ultime settimane, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, l'Artico è diventato il palcoscenico di quello che i giornali chiamano il "Caso Groenlandia". Non si tratta solo di geopolitica, ma di un progetto tecnologico imponente che mescola difesa spaziale e deterrenza nucleare.
Ecco i dettagli su questo nuovo "scudo" che sta ridisegnando gli equilibri del Nord.
5.1. Il progetto "Golden Dome" (Cupola d'Oro)
Il presidente degli Stati Uniti ha ufficialmente lanciato il programma Golden Dome, un'evoluzione radicale della difesa missilistica che vede nella Groenlandia il suo perno fondamentale.
- Perché l'Artico? La rotta più breve per un missile balistico intercontinentale (ICBM) che parta dalla Russia o dalla Cina verso gli Stati Uniti passa proprio sopra il Polo Nord.
- Vedere prima per colpire meglio: posizionando nuovi super-radar a lungo raggio (LPAR) sulla calotta polare, gli USA possono individuare un lancio quando il missile è ancora nella sua fase di volo spaziale ("mid-course"), guadagnando minuti preziosi per l'intercettazione.
- Investimenti: il Congresso ha già stanziato i primi 25 miliardi di dollari (su un costo stimato che potrebbe sfiorare i 542 miliardi in vent'anni) per integrare questi radar con una nuova costellazione di satelliti in orbita bassa e intercettori ipersonici.
5.2. La crisi diplomatica e militare in Groenlandia
La volontà americana di controllare militarmente (e pare proprio di acquistare e/o annettere) la Groenlandia ha scatenato una reazione a catena nel gennaio 2026:
- Missione "Arctic Endurance": per rispondere alle pressioni di Washington, la Danimarca ha promosso una missione militare congiunta. Proprio pochi giorni fa, a metà gennaio, i primi soldati francesi e tedeschi sono arrivati a Nuuk per presidiare le infrastrutture strategiche e riaffermare la sovranità europea.
- La base di Pituffik: la storica base di Thule (oggi Pituffik Space Base) è stata posta in stato di massima allerta. I suoi radar di allerta precoce sono stati aggiornati per distinguere, tramite l'intelligenza artificiale, tra testate vere e "esche" (falsi bersagli).
5.3. Il ruolo delle aziende e dell'Italia
Anche l'industria italiana sta guardando con attenzione al "Grande Nord".
- Difesa e Spazio: aziende come Leonardo e Fincantieri sono citate nei piani strategici di inizio 2026 per la fornitura di tecnologie radar e navi in grado di operare in ambienti estremi.
- Dual-use: l'interesse non è solo militare; lo "scudo" richiede una rete di comunicazioni satellitari costante (come i nuovi sistemi COSMO-SkyMed di seconda generazione), utile anche per monitorare lo scioglimento dei ghiacci e le nuove rotte commerciali.
6. La centrale di Chernobyl torna a fare tremare a 40 anni dall'incidente
A quasi 40 anni dal disastro del 1986, l'area di Chernobyl in Ucraina torna a preoccupare per fattori esterni legati alla guerra:
6.1. Blackout Elettrico (20 Gennaio 2026): in seguito a massicci attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine, la centrale ha perso temporaneamente ogni alimentazione elettrica esterna. L'energia è fondamentale per i sistemi di raffreddamento e per il monitoraggio dei materiali radioattivi.
6.2. Danni al "New Safe Confinement": le missioni dell'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) hanno documentato danni strutturali causati da droni sulla "Arco", la gigantesca struttura di contenimento costruita sopra il reattore 4 per prevenire la fuoriuscita di polveri radioattive.
6.3 Rischi di sicurezza nucleare: nonostante il ripristino dell'elettricità dopo alcune ore di blackout, l'AIEA ha espresso forte preoccupazione per la vulnerabilità delle sottostazioni elettriche che alimentano il sito, definendole "vitali per la sicurezza nucleare".
6.4 Livelli di radiazione: al momento, le autorità ucraine e gli osservatori internazionali confermano che i livelli di radiazione nella zona di esclusione rimangono entro i limiti di sicurezza stabiliti post-incidente, ma l'instabilità militare rende il monitoraggio costante estremamente difficile.
6.5 Stato del combustibile: all'interno del reattore 4, il combustibile nucleare esausto e i materiali fusi (corio) richiedono una gestione continua per evitare reazioni di fissione spontanea, un processo che dipende dalla stabilità delle infrastrutture di contenimento.
7. Nucleare civile in grande sviluppo
Il panorama del nucleare civile a inizio 2026 è in una fase di fermento che non si vedeva dagli anni '70. La spinta non viene solo dalla necessità di energia pulita, ma anche, come si diceva, dalla fame insaziabile di elettricità dei data center per l'Intelligenza Artificiale.
Ecco il quadro dettagliato suddiviso per aree geografiche:
7.1. Nel mondo: il dominio dell'Asia
Il baricentro del nucleare si è spostato decisamente a Oriente. Nel gennaio 2026, si contano circa 60 reattori in costruzione a livello globale.
- Giappone: la notizia più clamorosa di gennaio 2026 è l'annuncio della riaccensione della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo (8,2 GW). È un segnale storico: il Giappone archivia definitivamente il trauma post-Fukushima per necessità energetica.
- Cina: rimane il cantiere del mondo con 29 reattori in fase di edificazione. Pechino punta a superare gli Stati Uniti come capacità installata entro il 2030.
- Emirati Arabi e Turchia: la centrale di Barakah è ormai pienamente operativa, mentre in Turchia prosegue a ritmo serrato il progetto di Akkuyu (quattro reattori russi VVER-1200), con il primo reattore che entra in fase di test finale proprio in queste settimane.
7.2. In Europa: la "Rinascita" e la strategia SMR
L'Europa è divisa, ma la fazione pro-nucleare è in forte accelerazione. La Commissione Europea pubblicherà nella prima metà del 2026 la sua Strategia ufficiale sugli SMR (Small Modular Reactors).
- Francia: il governo ha confermato l'intenzione di costruire fino a 14 nuovi reattori EPR2. Nel gennaio 2026 è stata ribadita la necessità di installare 13 GW supplementari post-2026 per decarbonizzare l'industria pesante.
- Repubblica Ceca e Polonia: sono i nuovi protagonisti. Praga ha dato il via libera a nuovi reattori a Dukovany, mentre la Polonia ha finalizzato gli accordi per la sua prima centrale nucleare (tecnologia Westinghouse), con l'obiettivo di iniziare i lavori nel 2026-2027.
- Slovacchia: a inizio 2026 il reattore Mochovce 4 è prossimo all'operatività commerciale, rendendo il Paese quasi totalmente indipendente dal punto di vista elettrico.
7.3. In Italia: dalla ricerca alla Legge delega
L'Italia sta vivendo un "ritorno freddo" ma tecnico, puntando tutto sulle nuove generazioni di reattori.
- Quadro Legislativo: dopo l'approvazione del disegno di legge delega nell'ottobre 2025, il 2026 è l'anno dei decreti attuativi. Il governo mira a definire un Codice Nucleare entro l'anno per regolare la produzione da fonti "sostenibili" (SMR e quarta generazione).
- Progetto Newcleo: la startup italiana guidata da Stefano Buono ha annunciato che nel 2026 sarà pronto "Precursor", un prototipo nucleare (non energetico) sviluppato con l'ENEA per testare il raffreddamento a piombo liquido.
- Obiettivo 2040-2050: i piani del Ministero dell'Ambiente prevedono che il nucleare possa coprire tra l'11% e il 22% del mix elettrico nazionale entro il 2050, con i primi reattori commerciali operativi intorno al 2035-2040.
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E' urgente il rinnovo del NEW START
19.01.2026
Webinar | 5 anni di TPNW: come sottrarsi ad un genocidio programmato.
Le vie del Disarmo di fronte alle crisi globali nel 2026.
Data: 22 gennaio 2026 Promosso da: Disarmisti Esigenti
dalle ore 19:00 alle ore 21:00
Info: www.disarmistiesigenti.org - cell. 340-0736871
Link per collegarsi:
https://us06web.zoom.us/j/86727209364?pwd=6TWsom1fbngWzZjvmWDhLA7aN9x9Hq.1
Introduzione: Alfonso Navarra, Daniele Barbi, Luigi Mosca
Il 22 gennaio 2026 celebriamo il quinto anniversario dell'entrata in vigore del TPNW (Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari). Questo strumento giuridico a livello internazionale non è solo una norma tecnica, ma una scelta etica: dichiara le armi atomiche illegali e moralmente inaccettabili.
Adottato il 7 luglio del 2017, questo Trattato è entrato in vigore il novantesimo giorno dalla 50esima ratifica, quella effettuata il 24 ottobre 2020, dallo Stato dell'Honduras. I numeri ci parlano di 75 Stati ratificanti + 20 firmatari del Trattato. Siamo al 30% circa della popolazione mondiale, esprimente la volontà di disarmo soprattutto del Sud del mondo. Ma siamo convinti che anche tra i popoli degli Stati nucleari, inclusi gli Stati che collaborano alla condivisione nucleare NATO (l'Italia contribuisce con le basi di Ghedi ed Aviano), un referendum sancirebbe la vittoria di chi preferirebbe un disarmo nucleare totale quanto prima possibile.
Noi, Disarmisti esigenti, tra i membri italiani della Campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear weapons), ci battiamo perché la deterrenza nucleare non sia vista solo come "follia", ma sia additata e punita quale "genocidio programmato": un crimine contro l'umanità da perseguire tramite la Corte penale internazionale.
Le proposte dei Disarmisti esigenti
In vista della prossima Conferenza degli Stati Parte del TPNW, presenteremo le nostre proposte centrali, alla cui base sta una visione di "nonviolenza poietica" e la "strategia di trasformare i nemici in amici":
- Collegamento ICAN - NFU: sinergia tra la campagna per il trattato di proibizione e le politiche di No First Use (Non Primo Utilizzo).
- Rinnovo del New Start che scade il 5 febbraio 2026
- Helsinki 2: rilanciare un grande processo di sicurezza e cooperazione europea.
- WMDFZ in Medio Oriente: sostegno alla creazione di una Zona libera da armi di distruzione di massa.
- Stop agli Euromissili: una mobilitazione urgente contro il ritorno dei missili a medio raggio in Europa.
- Costituzione della Terra: un ordine giuridico globale per proteggere i diritti umani, la pace e la biosfera dell'intero pianeta.
RIPORTIAMO IN FONDO A QUESTA PAGINA, CON UN COMMENTO, I DATI SULLA POPOLAZIONE DEGLI STATI RATIFICANTI IL TPNW
Abbiamo aggiunto come proposta urgente il rinnovo del NEW START, l'ultimo grande trattato di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia: limita il numero di armi strategiche dispiegate e prevede ispezioni e scambi di dati per verificare il rispetto degli impegni. È in vigore dal 2011 ed è stato prorogato fino al 2026, con scadenza appunto in febbraio, anche se la Russia ne ha sospeso l'applicazione nel 2023.
Ecco, in sintesi, cosa prevede questo Trattato:
- Limite a 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascun Paese
- Massimo 700 vettori dispiegati (missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini, bombardieri pesanti)
- Massimo 800 lanciatori complessivi (dispiegati + non dispiegati)
- Ispezioni sul campo, scambi di dati e notifiche continue per verificare la conformità.
La sua importanza particolare sta nel fatto che è l'ultimo trattato rimasto che limita direttamente gli arsenali nucleari di USA e Russia, che insieme detengono circa il 90% delle testate mondiali. Senza un rinnovo o un accordo successivo, dal 2026 non ci saranno più limiti verificabili alle armi nucleari strategiche delle due potenze.
Facendo una ricerca su Internet si trovano le seguenti notizie:
Il 22 settembre, Putin ha segnalato che la Russia voleva una proroga di un anno. Trump ha commentato il 5 ottobre che sembrava "una buona idea", ma gli Stati Uniti non hanno risposto ufficialmente.
- https://www.armscontrol.org/pressroom/2025-10/press-release-100-days-expiration-last-us-russian-nuclear-arms-limitation-treaty
Un diplomatico russo ha dichiarato il 31 dicembre: "Ci aspettiamo che gli americani alla fine rispondano all'iniziativa di Vladimir Putin di mantenere i limiti numerici previsti dal Nuovo START sotto forma di auto-restrizioni volontarie".
- https://tass.com/politics/2067395
Mentre Trump ha dichiarato di voler perseguire la "denuclearizzazione" sia con la Russia che con la Cina, Pechino afferma che è "irragionevole e irrealistico" chiederle di unirsi ai colloqui a tre sul disarmo nucleare con paesi i cui arsenali sono molto più grandi.
- A complicare ulteriormente le prospettive di controllo globale degli armamenti, la Russia afferma che anche le forze nucleari dei membri della NATO, Gran Bretagna e Francia, dovrebbero essere oggetto di negoziazione, cosa che questi paesi rifiutano.Nikolai Sokov, ex negoziatore sovietico e russo per le armi, ha dichiarato in un'intervista telefonica che cercare di forgiare un nuovo trattato nucleare multilaterale in questo contesto è "quasi un vicolo cieco. Ci vorrà un'eternità".
- https://www.reuters.com/world/china/last-russia-us-nuclear-treaty-is-about-expire-what-happens-next-2026-01-08/
Rose Gottemoeller, capo negoziatrice degli Stati Uniti per il Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (New START), ha scritto a dicembre:
- Tuttavia, Lavrov ha ragione su un punto: la proposta di Putin non richiede alcuna negoziazione. Sia Putin che Trump potrebbero semplicemente dichiarare la loro intenzione di continuare a rispettare i nuovi limiti START: 1.550 testate, 700 vettori, 800 lanciatori. 3 Questo accordo di stretta di mano potrebbe durare finché una delle due parti non dichiarasse la propria intenzione di oltrepassare i limiti, o non iniziasse ad accumulare oltre i numeri concordati, e l'altra parte non se ne accorgesse attraverso i propri mezzi tecnici nazionali di verifica, che includono satelliti aerei e altre risorse di monitoraggio nazionali.
- https://www.armscontrol.org/act/2025-12/features/getting-most-out-new-start-it-expires
La cosa più elementare da osservare rispetto a questa vicenda è che, in Italia, ma anche in Europa e nel mondo, la gente semplicemente non sa che un trattato del genere esista. E se le persone non lo sanno, non possono pretendere il rispetto, la proroga o la sostituzione. Non possono difendere qualcosa di cui ignorano l'esistenza.
Ciò solleva una domanda fondamentale: perché questo silenzio è così totale e come possiamo romperlo?
Crediamo che dovremmo pensare non solo in termini di advocacy da parte di esperti, ma in termini di ampio coinvolgimento pubblico, che includa anche chi non è fortemente politicizzato. Le persone possono non essere d'accordo sull'abbandono immediato della deterrenza nucleare, ma c'è una cosa che condividono in modo schiacciante: non vogliono che le bombe nucleari cadano loro in testa. Possono non voler rinunciare alle "loro" armi nucleari, ma di certo non vogliono che le armi nucleari di qualcun altro si trovino vicino a loro.
Questo è un potente punto in comune.
Ecco perché crediamo che idee come una maratona transnazionale di podisti, ciclisti o altre azioni pubbliche simboliche in diversi Paesi, unite a un messaggio chiaro che chieda l'estensione del New START e il sostegno al disarmo nucleare, possano inviare un segnale molto forte. Tali azioni, che potrebbero ad esempio iniziare dalla sede del Parlamento europeo di Strasburgo, parlano il linguaggio delle persone, non solo degli esperti.
Si può anche suggerire un'altra possibile direzione: coinvolgere associazioni di sindaci, reti cittadine e dirigenti comunali. Le città sono luoghi in cui le persone vivono concretamente le conseguenze delle politiche nucleari, e i sindaci hanno spesso una prospettiva sulla sicurezza umana molto più forte rispetto ai governi nazionali. Se tali associazioni sostenessero pubblicamente iniziative come questa, ciò aumenterebbe significativamente sia la legittimità che la visibilità.
Dovremmo riflettere insieme su una campagna mediatica e pubblica più ampia, partendo dalle basi:
– che il trattato sta per scadere,
– che non c'è estensione,
– e perché questo è importante per la sicurezza delle persone comuni.
TPNW: Il Club dei 75 Stati Parte
Al 19 gennaio 2026, il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari conta ufficialmente 75 Stati che hanno depositato lo strumento di ratifica o adesione presso le Nazioni Unite.
Ripartizione Geografica dei 75 Stati
Africa (18) - Leader nel disarmo
- Algeria, Benin, Botswana, Capo Verde, Comore, Congo, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea-Bissau, Lesotho, Malawi, Namibia, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Seychelles, Sudafrica, Zimbabwe (o altro Stato africano recente).
Americhe e Caraibi (28)
- Antigua e Barbuda, Bahamas, Belize, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Dominica, Ecuador, El Salvador, Giamaica, Grenada, Guatemala, Guyana, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago, Uruguay, Venezuela.
Asia (12)
- Bangladesh, Cambogia, Filippine, Indonesia, Kazakistan, Laos, Malesia, Maldive, Mongolia, Palestina, Thailandia, Vietnam.
Oceania (13)
- Figi, Isole Cook, Isole Salomone, Kiribati, Nauru, Niue, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Samoa, Timor Est, Tuvalu, Vanuatu.
Europa (4) - La "resistenza" nel continente nucleare
- Austria, Irlanda, San Marino, Santa Sede.
Analisi Demografica degli Stati Parte del TPNW (75 Stati)
Raggiungere 75 ratifiche non è solo un traguardo numerico diplomatico, ma rappresenta un mandato popolare di proporzioni globali. Ecco il calcolo della popolazione complessiva espresso dagli Stati che hanno scelto di rendere illegali le armi nucleari.
1. I "giganti" demografici del Trattato
Il peso della popolazione non è distribuito uniformemente. Il TPNW include alcuni dei Paesi più popolosi del pianeta:
- Nigeria: ~230 milioni
- Indonesia: ~280 milioni
- Bangladesh: ~175 milioni
- Messico: ~130 milioni
- Filippine: ~118 milioni
- Vietnam: ~100 milioni
- Repubblica Democratica del Congo: ~105 milioni
- Sudafrica: ~61 milioni
- Thailandia: ~72 milioni
2. Il Calcolo Complessivo
Sommando la popolazione degli Stati Parte (dai piccoli Stati insulari del Pacifico ai colossi africani e asiatici):
- Popolazione Totale degli Stati Parte (75 Stati): ~1.550.000.000 (Un miliardo e 550 milioni di persone).
- Popolazione Mondiale Stimata (Gennaio 2026): ~8.250.000.000 (8 miliardi e 250 milioni di persone).
3. Quota Percentuale
Effettuando il rapporto tra la popolazione degli Stati Parte e la popolazione mondiale:
$$\frac{1.550.000.000}{8.250.000.000} \times 100 \approx 18,8\%$$
Considerazione Strategica
Attualmente, quasi 1 abitante su 5 della Terra vive in uno Stato che ha già dichiarato fuori legge le armi nucleari.
Se aggiungiamo i firmatari che non hanno ancora completato la ratifica (come il Brasile, con i suoi 215 milioni di abitanti, e molti altri Paesi africani), la quota della popolazione mondiale che vive in nazioni che hanno firmato il trattato sale drasticamente verso il 25-28%.
Analisi del PIL degli Stati Parte del TPNW (75 Stati)
Questa analisi confronta la forza economica dei Paesi che hanno scelto il bando nucleare rispetto alla ricchezza globale, evidenziando il divario tra "potere finanziario" e "volontà democratica".
1. I Principali Contributori al PIL del Trattato
Nonostante il trattato sia sostenuto da molte nazioni in via di sviluppo, include economie di rilievo che pesano significativamente nel calcolo totale:
- Messico: ~1.800 miliardi $ (USD)
- Indonesia: ~1.500 miliardi $ (USD)
- Nigeria: ~400 miliardi $ (USD)
- Austria: ~530 miliardi $ (USD)
- Irlanda: ~550 miliardi $ (USD)
- Sudafrica: ~380 miliardi $ (USD)
- Filippine: ~450 miliardi $ (USD)
- Vietnam: ~470 miliardi $ (USD)
- Bangladesh: ~450 miliardi $ (USD)
2. Il Calcolo Complessivo
- PIL Totale degli Stati Parte (75 Stati): ~8.200 - 8.500 miliardi $ (USD).
- PIL Globale Stimato (2025/2026): ~110.000 - 115.000 miliardi $ (USD).
3. Quota Percentuale rispetto al PIL Globale
Effettuando il rapporto tra il PIL degli Stati del bando e la ricchezza mondiale:
$$\frac{8.500}{115.000} \times 100 \approx 7,4\%$$
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Alcune valutazioni su questi dati da parte dei Disarmisti esigenti
L'Umanità contro la follia nucleare: una prospettiva etica
Il numero di chi ha ratificato il trattato non è una fredda statistica diplomatica; è il grido di chi vuole vivere. Ecco il significato profondo di quel miliardo e mezzo di persone che dicono "no" alla morte programmata.
Democrazia internazionale e forza morale
C'è chi crede che la forza risieda nel possesso di ordigni capaci di incenerire la vita sulla Terra. Ma questa è la logica dei generali e dei potenti, non quella degli uomini comuni. Quei settantacinque Stati che hanno scelto il bando non hanno missili, eppure rappresentano la vera maggioranza del mondo. Essi rifiutano di essere gli ostaggi rassegnati di una strategia, la deterrenza, che è solo un altro nome per la follia. Non si può costruire la pace sulla minaccia di un massacro universale; la vera democrazia è quella di chi, pur non avendo forza militare, rivendica il diritto di non essere annientato.
La voce dei popoli: oltre l'egoismo occidentale e del sistema dello sterminismo
Il disarmo non è un gioco intellettuale per i salotti delle capitali europee. Questi dati ci dicono che il desiderio di vita pulsa con più vigore proprio là dove l'umanità è più numerosa e giovane. Il Sud del mondo non accetta più di essere la periferia silenziosa di un mondo che rischia il suicidio atomico per gli interessi di pochi. Questi popoli sono il futuro della nostra specie; la loro scelta di bandire l'atomo conferma che l'aspirazione alla pace è un sentimento universale, radicato nella carne dell'uomo, e non un'agenda dettata dai calcoli egoistici dell'Occidente.
L'imperativo morale di un miliardo e mezzo di esseri umani
Quando un miliardo e mezzo di esseri umani chiede, attraverso i propri rappresentanti, l'eliminazione totale dell'arma atomica, non sta facendo una richiesta politica: sta compiendo un atto di civiltà. Ogni singola ratifica è una pietra scagliata contro il muro dell'indifferenza. La pressione morale che deriva da questo numero è immensa perché parla alla coscienza di tutti. Non si può restare neutrali di fronte alla possibilità dello sterminio. Bisogna scegliere: o la sopravvivenza dell'umanità, o la sopravvivenza delle armi nucleari. Le due cose insieme sono impossibili.
Aggiungiamo delle considerazioni politico-economiche partendo dall'analisi del PIL
Mentre gli Stati Parte ratificanti rappresentano quasi il 19% della popolazione mondiale, essi esprimono solo circa il 7,4% del PIL globale. Questo dato evidenzia tre punti cruciali per la discussione dei Disarmisti Esigenti:
- Eguaglianza Sovrana vs. Potere Finanziario: il TPNW è la prova che la dignità del diritto internazionale non dipende dal portafoglio. 75 Stati chiedono la sopravvivenza dell'umanità, ma la loro voce pesa meno nei mercati rispetto a quella del "club nucleare" che detiene oltre il 60% del PIL mondiale (USA, Cina, Russia, Francia, UK).
- Il Costo Opportunità: il PIL degli Stati Parte è inferiore a quanto le potenze nucleari spenderanno complessivamente per la "modernizzazione" dei loro arsenali nei prossimi 10 anni (stimata oltre 1.000 miliardi di dollari l'anno).
- L'Arma del disinvestimento: poiché questi 75 Stati controllano comunque una quota di PIL superiore agli 8 trilioni di dollari, le loro legislazioni nazionali possono influenzare i mercati finanziari, vietando alle banche operanti nei loro territori di investire in aziende legate all'industria nucleare (Articolo 1 del Trattato).
Il peso della vita va messo contro il peso dell'oro
Il divario tra il peso demografico (19%) e quello economico (7,4%) dimostra che il TPNW è un trattato di giustizia riparativa. Gli Stati "poveri" di atomi ma "ricchi" di popolazione stanno imponendo un limite morale a quegli Stati che, forti del loro PIL, si sentono autorizzati a minacciare la distruzione del pianeta.