CNV2 - I kurdi sotto attacco nel Rojava - 21/01/2026

28.01.2026

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I kurdi sotto attacco nel Rojava fronteggiano il ritorno del terrore - 21 gennaio 2026

1. L'attacco a Kobane: il simbolo sotto assedio

Dalle prime ore del 20 gennaio 2026, la città di Kobane è oggetto di una massiccia offensiva condotta da milizie affiliate al governo di Damasco e gruppi islamisti radicali. Le SDF riportano pesanti scontri nell'asse di Sarrin (a sud della città). Kobane non è solo un obiettivo strategico, ma il cuore simbolico della resistenza che nel 2014 sconfisse l'ISIS; vederla cadere oggi significherebbe la fine politica dell'autonomia curda.

2. Evasioni di massa e caos nelle carceri ISIS

La situazione più allarmante riguarda la sicurezza dei centri di detenzione. Nel caos dell'avanzata governativa:

  • Prigione di Shaddadi: è stato confermato che circa 120 miliziani dell'ISIS sono evasi dopo attacchi coordinati. Le autorità curde sono riuscite a catturarne solo una parte, mentre decine di terroristi sono in fuga.
  • Campo di Al-Hol: le SDF hanno annunciato il ritiro dal perimetro sud del campo, citando "l'indifferenza internazionale". Al-Hol ospita decine di migliaia di affiliati all'ISIS; il venir meno del controllo curdo rischia di trasformarsi in una liberazione di massa controllata dai jihadisti o dalle forze di Damasco.

3. La "resa forzata" e l'accordo di integrazione

Sotto la pressione militare e diplomatica (inclusa quella statunitense), la leadership curda ha dovuto firmare un accordo di 14 punti che prevede:

  • Il ritiro delle armi pesanti da Kobane.
  • L'integrazione individuale dei combattenti SDF nell'esercito regolare siriano.
  • Il passaggio della gestione dei prigionieri ISIS al governo centrale di Damasco, sollevando dubbi atroci sulla futura impunità dei jihadisti in cambio di fedeltà al regime.

4. Emergenza umanitaria e "crimini d'odio"

Si moltiplicano le segnalazioni di esecuzioni extragiudiziali di combattenti delle YPJ (Unità di Protezione delle Donne) e violenze sistematiche contro i civili nelle aree recentemente occupate. Più di 500 famiglie curde sono in fuga verso est per evitare rastrellamenti.

5. L'Appello dei "Disarmisti Esigenti"

Il comunicato dovrebbe sottolineare come l'abbandono della resistenza curda non sia solo un tradimento verso chi ha versato sangue per la sicurezza globale, ma un errore strategico che sta regalando all'ISIS il "vuoto di potere" necessario per ricostituirsi.

Dovrebbe anche evidenziare come il confederalismo democratico meriti una attenzione particolare, in quanto tentativo di costruire una società migliore di carattere autogestionario, indirizzata alla giustizia sociale e al rispetto ecologico del territorio, con ruolo libero delle donne.

In questo senso la resistenza kurda supera i dubbi che può suscitare la resistenza palestinese, sotto l'egemonia di Hamas a Gaza chiaramente eterodiretta da una potenza straniera reazionaria.

COMUNICATO STAMPA - DISARMISTI ESIGENTI

DATA: 21 Gennaio 2026 OGGETTO: Difendere il Rojava: un dovere della nonviolenza pragmatica e del diritto internazionale

Noi, Disarmisti Esigenti, lanciamo un appello urgente alla società civile e ai media. La città di Kobane e l'esperienza del Rojava sono sotto attacco. Non siamo di fronte a un semplice scontro militare, ma al tentativo di annientare un modello di convivenza civile che rappresenta l'unica alternativa concreta alla barbarie nel Vicino Oriente.

1. La Resistenza kurda e la nonviolenza pragmatica

Come Disarmisti, la nostra posizione non è di pacifismo passivo, ma di nonviolenza pragmatica. Riconosciamo nella resistenza delle SDF e delle unità di autodifesa (YPG/YPJ) una forma di forza che si discosta radicalmente dalla logica bellica tradizionale:

  • Forza difensiva, non offensiva: la resistenza curda non mira alla conquista territoriale o alla sottomissione di altri popoli, ma alla protezione della vita e delle infrastrutture civili. È una forza di interdizione contro il genocidio.
  • Rispetto del diritto internazionale: a differenza di attori statali e para-statali della regione, le forze del Rojava hanno dimostrato una costante adesione alle convenzioni internazionali, proteggendo le minoranze e gestendo i prigionieri di guerra in condizioni di trasparenza, nonostante l'abbandono della comunità globale.
  • Superamento della "forma bellica": la difesa armata nel Rojava è subordinata alla politica e al sociale. Non è l'esercito che controlla la società, ma la società autogestita che esprime una forza di difesa per proteggere il proprio esperimento di libertà.

2. Il Confederalismo Democratico: oltre l'egemonia integrale

Sosteniamo la resistenza curda perché ha saputo superare le ambiguità che spesso paralizzano il sostegno internazionale ad altre lotte. Mentre altre resistenze sono cadute sotto l'egemonia di forze autoritarie o teocratiche (come nel caso di Hamas a Gaza), il Rojava ha costruito:

  • Laicità e pluralismo: una casa comune per curdi, arabi e cristiani.
  • Liberazione delle donne: non come slogan, ma come pratica quotidiana di potere condiviso.
  • Autogestione: un sistema che dimostra come sia possibile organizzare la vita collettiva senza la centralizzazione oppressiva dello Stato-nazione.

3. Il tradimento strategico e il rischio ISIS

L'abbandono di Kobane è un errore strategico imperdonabile. Le recenti evasioni di massa di miliziani dell'ISIS dalle prigioni (come a Shaddadi) dimostrano che la distruzione dell'autonomia curda apre un varco al terrorismo globale. Chi permette l'annientamento delle SDF sta firmando la cambiale per i futuri attentati nelle nostre città.

4. Il nostro appello alle istituzioni e alla stampa

Chiediamo un impegno immediato per:

  1. riconoscimento politico: sottrarre il rojava all'isolamento diplomatico e riconoscerlo come esperimento di pace da proteggere.
  2. protezione internazionale: chiedere l'istituzione di una no-fly zone o di corridoi umanitari protetti per impedire il massacro a Kobane.
  3. solidarietà attiva: invitiamo i movimenti per la pace e il disarmo a comprendere che difendere Kobane significa difendere la possibilità stessa di un mondo disarmato, poiché solo dove regna il diritto e l'autogestione la guerra diventa obsoleta.

Non permetteremo che l'unica luce di democrazia reale in Siria e forse nell'intero Medio Oriente venga spenta dal cinismo delle potenze mondiali.

I Disarmisti Esigenti

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