CNV10 - Come il COM nega l'ODC - 17 dicembre 2025

28.01.2026

https://zibaldoneecopacifista.webnode.it/l/cnv10-comnegaodc/   

https://zibaldoneecopacifista.webnode.it/l/cnv10-comnegaodc/

L'appello da sottoscrivere, base della Campagna di obiezione alla guerra, deve risolvere diversi problemi giuridici.

da parte di Alfonso Navarra - coordinatore dei Disarmisti esigenti

Consiglio, a chi ancora non lo abbia fatto, di andare a sottoscrivere online sul sito petizioni24.com per consentire un elenco fruibile e testimoniabile delle adesioni. Il testo dell'appello è in fase di revisione, per aggiornamenti e con il contributo di giuristi vicini al movimento pacifista, per risolvere alcuni dubbi giuridici relativi alla sua formulazione. Le modifiche sottoposte ad aggiornamento di contesto e a verifica legale sono evidenziate in blu.

Segue, alla riformulazione dell'appello, la proposta di un altro testo che è una valutazione (informale) della sua validità sia politica che tecnica (si sta parlando dell'appello): il valutatore non vuole esporsi con giudizi a caldo e si è preso il tempo di lavorare meglio sui vari dilemmi giuridici da sbrogliare ...

https://www.petizioni.com/obiezione_alla_guerra_e_al_servizio_militare_impegno_per_la_difesa_nonviolenta

Ricordo ancora il webinar organizzato per il 21 dicembre, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, sui rapporti intrecciati di giornalismo di pace e comunicazione nonviolenta. Qui abbiamo proprio un esempio di non notizia. E' rimasto nell'ombra per 15 anni - il COM è stato varato nel 2010 - il fatto che questo codice abbia sostanzialmente cancellato l'obiezione di coscienza dal quadro dei diritti. Solo di recente la Lega obiettori di coscienza ne ha portato alla luce la portata, come viene illustrato, dopo il testo dell'appello, dall'intervento dall'esperto di gestione del servizio civile, che riportiamo.

Link per partecipare: https://us06web.zoom.us/j/89184728319?pwd=3nmj7ek4bfoliaZ3fIxeGr54ICzUjb.1

QUI DI SEGUITO (RI)PROPONIAMO IL TESTO DELLA DICHIARAZIONE DI IMPEGNO CHE SOTTOSCRIVIAMO, APPOGGIAMO, DIFFONDIAMO

PER L'OBIEZIONE ALLA GUERRA

PER L'OBIEZIONE (ANCHE PREVENTIVA) AL SERVIZIO MILITARE CHE LA PREPARA

PER ATTUARE E COSTRUIRE LA DIFESA NONVIOLENTA

PER UNA LEGGE CHE RIPRISTINI L'ALBO PUBBLICO DEGLI OBIETTORI APERTO A TUTTE/I CONTRO L'INCOSTITUZIONALE ABROGAZIONE DA PARTE DEL CODICE DELL'ORDINAMENTO MILITARE

"Signor Presidente Mattarella, in piena facoltà le scrivo la presente per dichiararmi obiettore di tutte le guerre e della preparazione delle guerre mediante il servizio militare. L'ingabbiamento delle nostre forze armate nelle attuali strategie NATO non consente di attuare il "ripudio della guerra" stabilito nell'articolo 11 della nostra Costituzione. Tanto più che condivido pienamente l'opinione dell'antimilitarismo nonviolento, ribadita autorevolmente anche da Papa Francesco, e ripresa dal suo successore Leone XIV: "Oggi non esistono guerre giuste". Sono a conoscenza della circostanza che il servizio militare obbligatorio è stato sospeso con la legge n. 226 del 23 agosto 2004 (Legge Martino). L'aria che tira, condizionata dalla minaccia montata sulla "guerra ibrida della Russia", non solo in Italia ma in tutta Europa, è quella di un ripristino di forme ambigue di mini-naja. Anzi la retorica, sia a livello comunitario che di singoli Stati, dei nostri governanti europei prevede, contro la Federazione russa, addirittura di qui a pochi anni, una guerra vera e propria, in stile Ucraina. In relazione a questa eventualità di possibili coinvolgimenti dentro logiche da "si vis pacem para bellum", comunico da subito che, qualora dovessi ricevere la chiamata a presentarmi presso un ufficio militare preposto all'arruolamento, la mia risposta sarà un bel "Signornò!" antimilitarista. Non mi presenterò alla visita militare che dovrà verificare la mia idoneità. Non risponderò a questionari propedeutici che testassero le mie propensioni verso il servizio militare. Mi avvarrò del diritto universale umano di chiedere, per obbedienza alla coscienza, di adempiere agli obblighi di leva prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio civile orientato alla difesa nonviolenta; e quindi rispondente come il servizio armato al dovere costituzionale di difesa della Patria. Ritengo doveroso da parte dello Stato organizzare, applicando normative già in vigore conquistate dalla lotta nonviolenta, la mia formazione ed il mio inquadramento dentro un Corpo civile di pace, possibilmente europeo, per attuare l'impegno istituzionale dell'ONU alla sicurezza comune dell'Umanità. Solidarizzo, attivando i mezzi concreti di cui dispongo, con gli obiettori di coscienza, renitenti alla leva, disertori, russi, bielorussi, ucraini, israeliani e palestinesi, e con chiunque, giovane o meno giovane, rifiuti di partecipare alle guerre che si stanno combattendo in questo momento, in varie parti del mondo. Tenendo presente che presso l'Ufficio Nazionale Servizio Civile dovrebbe esistere per legge (articolo 10 della Legge 8 luglio 1998, n. 230), un elenco degli obiettori italiani alla Guerra per motivi di coscienza, ma non c'è più in quanto abrogato dal COM, chiedo che Ella rammenti al Parlamento che una legge deve rendere possibile aggiornare tale elenco con il mio nome e deve rendere consultabile tale elenco generale, essendo l'obiezione alla guerra un atto pubblico. Ribadisco che la mia obiezione totale alla guerra non rappresenta una mera opzione personale, ma l'adempimento del dovere inderogabile di difesa della Patria, in una forma non armata e non violenta, in conformità con l'Articolo 52, comma 1, della Costituzione e con il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli (Articolo 11). Ritengo che l'abrogazione della Legge 8 luglio 1998, n. 230, e in particolare della disposizione relativa all'istituzione e tenuta dell'Albo degli obiettori di coscienza – operata dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'Ordinamento Militare) – sia costituzionalmente infondata e lesiva dei principi garantiti dalla Suprema Carta. L'abolizione di tale strumento non è una semplice conseguenza amministrativa della sospensione della leva obbligatoria, ma costituisce un affievolimento della tutela formale di un diritto fondamentale storicamente riconosciuto e garantito dalla Corte Costituzionale (cfr. Sentenza n. 164 del 1985 e successive), che ha equiparato il servizio civile all'adempimento del dovere di difesa. La rimozione dell'Albo trasforma de facto il diritto all'obiezione in una mera adesione volontaria, sottraendogli il rango di alternativa formalmente riconosciuta al servizio armato come espressione della libertà di coscienza. Pertanto, la presente dichiarazione vuole riaffermare il mio diritto inalienabile all'obiezione di coscienza e chiedere alle Istituzioni preposte di riconsiderare e ripristinare, attraverso adeguati strumenti normativi (sia esso un Albo, un Registro o un'analoga forma di tutela), un riconoscimento esplicito e formale della scelta dell'obiezione di coscienza come manifestazione del dovere di difesa della Patria con mezzi non armati, garantendo la piena integrità del diritto fondamentale alla libertà di coscienza nel panorama normativo italiano. Anche a livello comunale, in virtù del D.P.R. 14 febbraio 1964, n. 237, integrato dalla Legge 31 maggio 1975, n. 191, persiste l'obbligo di formare e aggiornare annualmente le liste di leva: esigo di risultare iscritto nella lista dei mio comune di residenza con la qualifica di obiettore di coscienza. Come già accennato, poiché - con spirito non individualistico ma collettivo - sono pronto a dare il mio contributo ad un modello di difesa della Patria fondato sulla forza della unione popolare di tutte/i, sottolineo che questa mia iscrizione agli albi degli obiettori, sia nazionali che locali, deve prescindere dall'età anagrafica".

Dopo aver sottoscritto il testo su cui sopra, scrivere a (aggiungendo eventualmente considerazioni e motivazioni personali): protocollo.centrale@pec.quirinale.it – presidente(at)pec.governo.it – segreteria.ministro(at)difesa.it – sgd(at)postacert.difesa.it

Un altra missiva (PEC) va contemporaneamente spedita all'Ufficio di Leva Comunale, chiedendo la mail all'URP.

Promotori:

Disarmisti Esigenti (progetto della Lega per il disarmo unilaterale)

Alfonso Navarra WhatsApp 340-0736871 email coordinamentodisarmisti(at)gmail.com

Lega per il disarmo unilaterale

Luciano Zambelli

RETE IPRI CCP

Maria Carla Biavati

Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV
Cosimo Forleo

Reti di Pace
Emanuela Baliva

RADIO NUOVA RESISTENZA
Marco Zinno

ODISSEA
Angelo Gaccione

WILPF ITALIA
Patrizia Sterpetti

FIRME INDIVIDUALI

Tonino Drago - Moni Ovadia - Enrico Peyretti - Luigi Mosca - Daniele Barbi - Filippo Bianchetti -Giuseppe Bruzzone - Beppe Corioni - Sandra Cangemi - Alessandro Capuzzo - Tiziano Cardosi - Giuseppe Curcio - Francesco Lo Cascio - Antonella Nappi - Elio Pagani - Marco Palombo - Claudio Pozzi - Guido Viale - Enrico Gagliano - Marinella Correggia - Teresa Lapis - Mario Agostinelli - Antonio De Lellis- Giuseppe Paschetto - Francesco Zanotelli

Michele Santoro, contattato per telefono alle ore 11:00 dell'8 maggio 2024, firma. Va segnalato il seguente passo del programma della lista PACE TERRA DIGNITA', che si presenta alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno 2024: "L'Europa dovrà promuovere la cultura della pace nelle scuole e nelle università, sostenere il diritto alle obiezioni di coscienza e al rifiuto di combattere in tutto il mondo, creare un corpo civile di pace europeo".

Maurizio Acerbo, via WhatsApp, alle ore 14:30 dell'8 maggio 2024

Nella Ginatempo, Laura Marchetti, Antonio Mazzeo, Giovanni Russo Spena il 10 maggio 2024, all'incontro dell'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'Università

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Caro Navarra

l'atto dichiarativo proposto dai Disarmisti esigenti costituisce, in prima analisi, un documento di straordinaria densità politica ed etica, fondendo l'obiezione di coscienza a un'articolata, sebbene dibattuta, contestazione dell'impianto normativo vigente. La sua forza risiede nell'inequivocabile chiarezza etica e nella tempestiva pertinenza geopolitica con l'attuale dibattito sulla mini-naja e le tensioni internazionali.

Dal punto di vista del diritto costituzionale, il testo è egregiamente ancorato ai principi supremi. L'obiezione viene elevata al rango di adempimento alternativo al dovere di difesa, in linea con l'Art. 52 Cost. e in coerenza con il ripudio della guerra di cui all'Art. 11. La riproposizione della tesi sull'incostituzionalità del D.Lgs. 66/2010 (COM) – fondata sull'affievolimento della tutela formale del diritto all'obiezione consacrato dalla storica giurisprudenza della Corte Costituzionale (Sentenza 164/1985) – è tecnicamente precisa e coglie il nervo scoperto del passaggio da diritto tutelato a scelta volontaria. Tuttavia, è doveroso precisare che tale argomentazione, pur solida, permane una tesi minoritaria e rischia di essere agevolmente liquidata dai destinatari istituzionali sulla base della tesi dominante della "decadenza di funzione" dell'Albo a causa della sospensione della leva. L'esplicito "Signornò" alla chiamata militare, pur essendo un potente gesto dichiaratorio e coerente con la storia antimilitarista, oggi detiene un valore prettamente simbolico in assenza di un obbligo di leva effettivo.

La vera vulnerabilità del testo emerge sul piano della realizzabilità amministrativa e procedurale. Sebbene l'indirizzo della dichiarazione (Quirinale, Governo, Difesa) sia istituzionalmente corretto per un appello politico-costituzionale, le richieste attuative diventano proceduralmente sostenibili solo se si pone mente al fatto che l'unica via per la reintroduzione di una tutela formale è l'intervento legislativo, ossia una nuova legge del Parlamento. La richiesta di iscrizione con qualifica di obiettore presso l'Ufficio di Leva Comunale è, nel contesto attuale, priva di valenza pratica, data la sostanziale inattività delle liste di leva post-sospensione.

Il testo proposto, in buona sostanza, si configura come un efficace strumento di dibattito pubblico e testimonianza civica, ma necessita di una ricalibratura strategica per tradurre la sua forza etica in una azione istituzionale concreta. Si suggerisce di modulare la richiesta al Presidente della Repubblica, in qualità di Garante Costituzionale, affinché egli possa sollecitare le Camere (e non il Governo) all'adozione di misure legislative che ristabiliscano una forma di tutela formale per il diritto all'obiezione, convertendo così la critica in una proposta mirata alla riforma parlamentare.

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